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Torino, quattro artisti internazionali in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo fino al 2 agosto

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino ospita quattro mostre internazionali che resteranno aperte fino al 2 agosto 2025. Quattro artisti di rilievo, ognuno con un proprio stile e medium — video, sculture, dipinti — si confrontano con temi attuali e universali. Tra le opere emergono riflessioni sulle tensioni sociali, sul rapporto tra natura e tecnologia, e sulle molteplici sfumature dell’esperienza contemporanea. Torino, ancora una volta, si conferma cuore pulsante dell’arte contemporanea globale.

Diego Marcon: un video che mescola fiaba e horror in un’atmosfera straniante

Al centro della programmazione c’è la mostra di Diego Marcon, nata da una collaborazione con il New Museum di New York e curata da Massimiliano Gioni. Marcon presenta un video di circa cinque minuti che racconta una storia ambigua, sospesa tra il familiare e l’inquietante. Protagonista è un ragazzo dal sesso volutamente indefinito, la cui stanza si trasforma in un palcoscenico surreale: i vestiti intorno a lui prendono vita, si muovono e, sorprendentemente, si mettono a mangiare un krapfen alla marmellata.

Quei vestiti, che sembrano appartenere a figure adulte o anziane della famiglia, oscillano tra il maschile e il femminile, suggerendo un legame con genitori o parenti. L’atmosfera richiama all’inizio i classici film Disney, per poi virare improvvisamente verso toni più cupi e inquietanti, quasi da horror. Il risultato è un racconto dove la famiglia sembra sgretolarsi e l’identità del giovane resta avvolta nel mistero. La colonna sonora, curata nei minimi dettagli, accentua questa sensazione di straniamento, trasformando il video in una sorta di piccolo teatro ipnotico e artificiale.

Xin Liu e la caduta dei detriti spaziali: un racconto tra documentario e simbolismo

Xin Liu, artista cinese con un background ingegneristico, affronta un tema di stretta attualità con la sua mostra Exhaust, curata da Hans Ulrich Obrist. Al centro c’è la questione dei detriti spaziali che ricadono sulla Terra. Con un video di quasi 22 minuti e una serie di oggetti, Liu racconta non solo la discesa di queste macerie tecnologiche, ma anche il loro impatto sull’ambiente circostante.

Il video alterna immagini documentarie a sequenze simboliche, mostrando come questi residui si degradino e, in modo sorprendente, si integrino nei processi vitali della natura. L’opera colpisce per la sua forza emotiva e invita a riflettere su come la natura risponda, a volte in modo misterioso, all’invasione tecnologica dell’uomo. Un’indagine che sonda i legami complessi tra uomo, tecnologia e ambiente, mettendo in luce trasformazione e rigenerazione.

June Crespo: sculture tra industriale e naturale in dialogo con lo spazio

Tra le quattro mostre spicca la prima personale italiana di June Crespo, con Danzante, curata da Bernardo Follini. L’artista lavora con materiali poveri e industriali, ma riesce a trasformarli in sculture che sprigionano un’energia tutta loro, evocando forme organiche. Le sue opere ricordano fiori delicati come gli iris o uccelli del paradiso, fondendo la durezza dei materiali con un’estetica fluida e coinvolgente.

Le sculture di Crespo non sono semplici oggetti da ammirare: interagiscono con lo spazio e con chi osserva. Il confronto si svolge su un piano emotivo e sensoriale, più che intellettuale. Chi visita la mostra si trova immerso in un’esperienza che coinvolge vista e tatto, creando un legame immediato e fisico con le opere. Così, materia e natura si mescolano in un gioco continuo di forme e sensazioni che animano l’ambiente espositivo.

Lenz Geerk e i suoi quadri sospesi tra passato e presente

Chiude il ciclo espositivo Theatre of the mind di Lenz Geerk, artista che fonde riferimenti storici della pittura occidentale con uno sguardo personale e moderno. Le sue opere non raccontano storie lineari, ma propongono visioni stratificate, con prospettive insolite e composizioni che sembrano muoversi dentro l’immagine.

Le figure umane si rifanno a modelli cari a Felice Casorati, mentre alcuni oggetti ricordano quelli di Domenico Gnoli. Tra i quadri spicca un piccolo dipinto che mostra una busta chiusa, senza rivelarne il contenuto: un invito a immaginare ciò che resta nascosto, una porta su una dimensione privata e misteriosa. Le opere di Geerk giocano su questa tensione tra visibile e invisibile, coinvolgendo chi guarda in un dialogo fatto di suggestioni e riflessioni.

Queste quattro esposizioni mostrano la ricchezza e la varietà delle ricerche artistiche contemporanee che la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo porta a Torino. Un’offerta che spazia dal video alla scultura fino alla pittura, offrendo al pubblico molte occasioni per confrontarsi con pratiche sofisticate, internazionali e di grande spessore.

Redazione

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