Cinque giorni, decine di eventi, e Bergamo che si trasforma in un crocevia di voci e corpi in movimento. Dal 5 al 10 maggio 2026 torna il Festival ORLANDO, un appuntamento che da tredici anni mette al centro le geografie sessuo-affettive e le arti innovative. Non è solo cultura, ma un vero e proprio laboratorio di idee dove si esplorano le identità, il rapporto con il corpo, e il modo in cui questi si confrontano con lo spazio pubblico. Gli organizzatori puntano a un confronto diretto, senza filtri, perché in tempi come questi l’arte non può prescindere dalla politica.
Quest’anno il Festival si concentra su un tema attuale e complesso: le “geografie sessuo-affettive”. Un modo per immaginare territori da esplorare, proprio mentre il dibattito su affettività, consenso e sessualità si fa sempre più acceso. Le leggi più restrittive sull’educazione e un clima sociale spesso ostile verso le soggettività queer e le identità di genere fluide mettono questa discussione su un terreno fragile. ORLANDO risponde con un programma che mescola danza, teatro, cinema, arte visiva e incontri, costruendo così una piazza pubblica dove riflettere e ripensare le relazioni umane nella società. Il riferimento alle “linee di desiderio” – percorsi non convenzionali tracciati da chi sceglie di deviare dalle norme – diventa la chiave di lettura per le attività proposte.
Il cartellone del Festival conta più di venti appuntamenti sparsi in dieci luoghi diversi della città. Circa trenta artisti e creativi, italiani e stranieri, portano il loro contributo. Si parte con la prima nazionale di Precarious Moves del viennese Michael Turinsky, che riflette sulla precarietà del movimento e sul corpo come campo di battaglia politica. Tra i nomi da seguire ci sono la compagnia spagnola di Pere Jou e Aurora Bauzà con A Beginning, e l’italiano Matteo Sedda con Fuck me Blind, ispirato al film cult Blue di Derek Jarman. Gioele Peressini affronta il tema delle mascolinità represse sotto il fascismo con La forma del maschio. Non mancano riflessioni sulle discriminazioni attuali, come in Pas Moi di Diana Anselmo, che racconta le difficoltà delle persone sorde, e le sperimentazioni performative del Collettivo Amigdala. Il festival propone anche incontri-dibattito come Woke! Contro la nuova grammatica reazionaria e Un insieme di risvegli, che legano arte e politica per stimolare un pensiero critico.
Il Festival non dimentica il suo legame con Bergamo e il territorio. Attraverso progetti specifici, si spinge oltre i normali spazi artistici. Civico 1, con il sostegno della Fondazione Diakonia, coinvolge comunità locali e gruppi di diverse età, puntando sulla partecipazione e la condivisione. In Piazza della Libertà, invece, SOTTOBANCO. Scuola autogestita di educazione sessuo-affettiva sperimenta un modello di educazione alternativa basato sul dialogo tra generazioni. Queste iniziative mostrano la volontà di superare confini geografici e tematici, creando momenti di apprendimento condiviso, in linea con i temi del Festival.
Il cinema resta uno dei pilastri di ORLANDO. Tra i film in programma spiccano La grotta dell’orso di Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis, e Lo sguardo misterioso del fenicottero di Diego Céspedes. Entrambi affrontano temi come identità, discriminazione e memoria, perfettamente in sintonia con il discorso queer e di genere del Festival. A completare l’offerta, la settima edizione di ORLANDO SHORTS: una selezione di cortometraggi curata da giovani under 25, che porta sullo schermo sguardi nuovi e contemporanei sulle narrazioni queer, rappresentando un momento importante di emancipazione per le nuove generazioni.
Con un programma così articolato, il Festival ORLANDO continua a intrecciare arte e questioni sociali, tenendo Bergamo al centro di riflessioni urgenti e stimolanti sui temi della sessualità e delle identità in trasformazione.
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