Quando l’arte sfida il tempo e scuote le certezze, succede qualcosa di raro. Al Museo Novecento di Firenze, fino al 13 settembre 2026, “Baselitz. AVANTI!” si staglia come un’ultima, vibrante testimonianza di Georg Baselitz, scomparso il 30 aprile dello stesso anno. Sono circa 170 opere, sessant’anni di una ricerca che non si è mai fermata, un viaggio tra rovina e rinascita. Baselitz, con la sua forza sovversiva, restituisce un mondo segnato dalla guerra, riscritto con immagini che non cercano mai il facile conforto.
La mostra fiorentina è un vero e proprio viaggio attraverso le tecniche che Baselitz ha esplorato e plasmato nel tempo: dai dipinti alle incisioni, fino alle sculture in bronzo. A curarla è Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, che ha evitato la classica retrospettiva per costruire un’esperienza capace di mettere a nudo il cuore della ricerca artistica. Le opere mostrano un continuo gioco di contrasti: distruzione e rinascita, controllo e istinto, memoria e invenzione. Il rovesciamento delle figure, ormai simbolo di Baselitz, sfida lo spettatore a rivedere il proprio sguardo sul mondo.
Qui non si cerca il conforto, ma una sfida vera e propria. “AVANTI!” suona come un imperativo deciso. Baselitz ha usato l’arte per rompere le certezze, superare i limiti del linguaggio e far confrontare la rappresentazione con le ombre di un passato ancora inquietante. Non è un invito a tornare indietro, ma a proseguire, senza accontentarsi di spiegazioni facili o rassicuranti. Nelle sale del museo, le opere dialogano tra loro, provano a svelare le memorie profonde che Baselitz ha intrecciato con la sua storia personale e quella dell’Europa contemporanea.
Un pezzo forte della mostra è l’attenzione riservata all’arte grafica, spesso trascurata nel lavoro di Baselitz ma qui protagonista. Sono circa 150 incisioni che mostrano un vero e proprio laboratorio sperimentale. Ogni stampa è un processo di smontaggio e ricomposizione delle immagini, in cui forme e contenuti vengono continuamente rielaborati. L’incisione diventa così un terreno di prova fondamentale, dove rigore tecnico e libertà creativa si incontrano e l’artista affronta il linguaggio visivo in modo diretto e personale.
La grafica rivela la dinamica tra stabilità e cambiamento, perché da questi fogli nasce un’energia che spesso si riflette e si trasforma nelle sculture e nei quadri esposti. Baselitz, attraverso linoleografie e altre tecniche incisorie, rilancia la sua sfida estetica. Le immagini, smontate all’inizio, si animano di nuove possibilità e spingono chi guarda a ripensare simboli che sembravano acquisiti. L’equilibrio di Baselitz si gioca così tra pittura, scultura e grafica, senza che una tecnica prenda il sopravvento sull’altra.
Scegliere Firenze per questa mostra non è un caso. Sergio Risaliti sottolinea come la città sia stata fondamentale per Baselitz, soprattutto per il confronto con la tradizione della grafica rinascimentale fiorentina. L’opera di Baselitz entra in dialogo con un patrimonio storico che da secoli riflette sul senso e sulle tecniche dell’immagine artistica. Non è un omaggio simbolico, ma un vero ritorno che riaccende un confronto aperto tra passato e presente.
Baselitz si è sempre confrontato con il ruolo dell’arte in tempi di crisi e ricostruzione, proprio come Firenze ha fatto più volte nella sua storia. Il Museo Novecento diventa così uno spazio dove il lavoro dell’artista si intreccia con riflessioni profonde sull’immagine e la sua percezione nel tempo. Questo incontro permette di riscoprire quanto sia attuale un dialogo che non smette di interrogare i confini tra tradizione e innovazione.
Questa mostra colpisce per la sua capacità di coinvolgere il pubblico in una riflessione profonda e attiva. Non è un’esposizione da scorrere in fretta o da guardare distrattamente. “AVANTI!” chiede una pausa, un’attenzione che spinge a pensare a come si costruiscono le immagini e a quali significati decidiamo di dare loro. Il percorso suggerisce una lettura critica e consapevole, capace di far nascere domande sul modo in cui percepiamo il mondo.
Chi visita il Museo Novecento in questi anni si trova davanti a un’offerta carica di tensioni politiche, culturali e personali. Le opere di Baselitz lasciano un segno che non si dimentica facilmente, perché portano con sé l’eco di un’epoca segnata da ferite e lotte, ma anche da una forza creativa straordinaria. Il messaggio è chiaro: l’arte non si può fermare, deve andare sempre “avanti”, rompendo gli schemi. Con questa mostra, Firenze conferma il suo ruolo di centro vivo dove storia e contemporaneità, memoria e sperimentazione artistica continuano a dialogare.
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