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Revolut punta a una valutazione da 200 miliardi, IPO rimandata almeno al 2028 secondo l’AD Storonsky

Nik Storonsky, CEO di Revolut, ha appena messo in chiaro una cosa: niente debutto in borsa prima del 2028. L’azienda, nonostante il clamore attorno al settore fintech, decide di prendersi il suo tempo. Nessuna corsa contro il tempo, nessuna fretta. Il piano è di rafforzare la propria posizione, crescere con calma. Eppure, già si mormora di una valutazione che, al momento della quotazione, potrebbe toccare cifre da capogiro: tra i 150 e i 200 miliardi di dollari. Un gigante in attesa, insomma.

Ritardo strategico: perché Revolut evita il passo affrettato

Dietro la decisione di posticipare l’IPO c’è una scelta precisa. Revolut, cresciuta molto nel fintech, vuole evitare di buttarsi nella mischia senza essere pronta al 100%. L’obiettivo è rafforzare i fondamentali, ampliare i servizi offerti e consolidare le partnership prima di sbarcare in borsa.

Storonsky ha ribadito più volte l’importanza di un approccio graduale. La volatilità dei mercati, le incertezze economiche e il contesto globale spingono a rimandare la quotazione, così da arrivare davanti agli investitori con un’azienda più solida. Il tempo guadagnato sarà sfruttato per sviluppare nuove linee di business, migliorare l’esperienza dei clienti e diversificare i ricavi.

Questa scelta si inserisce in un trend più ampio: molte startup fintech stanno rivedendo i tempi delle loro offerte pubbliche. Non è raro che realtà con grande potenziale aspettino condizioni di mercato più favorevoli. Per Revolut, la priorità rimane crescere organicamente e allargare la presenza internazionale prima di esporsi al mercato azionario.

Valutazione da record: le proiezioni interne sull’IPO

Nonostante il rinvio, in casa Revolut si lavora già sulle stime per l’IPO. Fonti vicine alla società indicano una valutazione compresa tra 150 e 200 miliardi di dollari. Cifre che metterebbero Revolut tra le fintech più importanti al mondo per capitalizzazione.

Questi numeri tengono conto della crescita rapida degli utenti, dell’ampliamento dell’offerta tra carte, prestiti, investimenti e pagamenti, oltre all’espansione in nuovi mercati. La stima riflette anche la fiducia degli investitori privati che negli ultimi anni hanno sostenuto i vari round di finanziamento, permettendo all’azienda di accumulare risorse consistenti.

Il target alto rispecchia le ambizioni di Revolut, ma dipende anche dalle prospettive del settore fintech nel suo complesso. Le condizioni di mercato e altri fattori esterni potrebbero però influenzare tempistica e valore finale. Per questo la dirigenza vede il 2028 come il momento giusto per uscire in borsa.

Cosa significa per il fintech e gli osservatori di mercato

Il rinvio annunciato da Revolut pesa sul settore fintech. Da un lato è un segnale di prudenza, che tiene conto delle turbolenze economiche e dei cambiamenti sui mercati finanziari. Dall’altro conferma la scelta di puntare sulla crescita interna, senza affrettare l’arrivo di capitali pubblici.

Investitori e analisti seguono da vicino la fintech britannica, considerata tra le più innovative nel campo dei servizi digitali. Posticipare l’IPO permette a Revolut di continuare a testare e perfezionare i propri prodotti in un ambiente più controllato, prima di dover fare i conti con la trasparenza e la volatilità tipiche della borsa.

In più, la decisione evidenzia la differenza di approccio tra startup in crescita e società più mature, per cui tempistiche e condizioni di mercato sono determinanti. Aspettare per evitare gli effetti negativi di un mercato azionario incerto o di improvvise oscillazioni può essere una mossa saggia.

Le previsioni si sviluppano quindi in un contesto in evoluzione, dove Revolut gioca con attenzione, scegliendo di rafforzarsi e crescere in modo sostenibile, anche se questo significa rinunciare per ora all’ingresso sul mercato pubblico. Un traguardo che resta comunque nei piani per i prossimi anni.

Redazione

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