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The Shell Cracked: la mostra innovativa di Bekim Hasaj e Valentina Gelain debutta a Berlino

Redazione 23 Maggio 2026

A Berlino, una mostra rompe gli schemi: The Shell Cracked combina metallo, videoarte e poesia sperimentale in un dialogo inedito. Da quando è nata, nel 2025, in Finlandia, ha percorso un lungo cammino fino alla galleria Pleiku. Qui, le sculture di Bekim Hasaj e Valentina Gelain prendono vita, fatte di materiali raccolti e trasformati, dove il metallo duro si mescola alla cera morbida. Le parole, incise con cura, sfiorano quel sottile confine tra consapevolezza e inconscio. È un viaggio tra paesaggi immaginari e superfici che mutano, un racconto che cresce lentamente, sospeso tra corpi rocciosi e stati d’animo delicati.

Metalli, psiche e paesaggi nordici: un incontro di ricerche

Hasaj e Gelain condividono un percorso iniziato nel 2023, ma entrambi lavorano in Finlandia da quasi dieci anni. Il loro sodalizio nasce dall’unione di due approcci diversi ma complementari. Hasaj si concentra sulla materia concreta: manipola il metallo, ne esplora la trasformazione, le superfici, quel gioco tra solidità esterna e mutamento interno. Gelain invece guarda all’intangibile, alle dimensioni liminali e simboliche, cercando di dare forma a stati d’animo e archetipi attraverso immagini poetiche e video.

The Shell Cracked si sviluppa proprio in questo punto di tensione: la fisicità degli oggetti si mescola a una dimensione emotiva e percettiva sospesa. Non si tratta solo di rappresentare la natura, ma di usare forme e materiali come strumento per esplorare ciò che resta nascosto nella memoria umana e nella coscienza collettiva. Rocce, cristalli metallici e boschi diventano elementi con cui confrontarsi per indagare mutamenti interiori e trasformazioni profonde.

Berlino: sculture, video e poesia in un paesaggio vivo

Nella Galerie Pleiku, le opere di Hasaj e Gelain si dispiegano in un allestimento che ricorda un paesaggio vivo, stratificato e instabile. Le superfici ghiacciate, fatte di metallo martellato e strati di cera, ospitano “rocce” che sembrano fuori dal tempo. Al centro spiccano lavori recenti: la scultura in rame Core, un corpo aperto con una superficie riflettente che si frantuma per mostrare un interno scuro, e Crusted Surfaces, che mette in scena la tensione tra materia dura e texture fragile.

Sullo sfondo si staglia una videopoesia realizzata da Gelain nel 2025 per la rivista Kontradiktion: un testo che dialoga con la scultura, dando voce a stati d’animo e riflessioni sulle soglie della mente. Le parole incise nelle superfici richiamano il poema A Veil of Reason over the Unconscious, tradotto in finlandese e svedese, che inserisce la poesia come elemento sonoro e visivo nello spazio espositivo. In un angolo della galleria, la scultura Core si impone con la sua presenza materica, un frammento sospeso tra calore e oscurità.

Natura, memoria e materiali di recupero al centro della ricerca

La loro arte nasce da un’osservazione attenta e costante dei paesaggi naturali, soprattutto quelli del Nord. Rocce e boschi non sono solo soggetti da rappresentare, ma strumenti simbolici per esplorare memoria e identità. Il metallo usato proviene da centri di riciclo, rottami e materiali di recupero, entrando nell’opera come parte di un ciclo di trasformazione e riuso.

Hasaj si concentra sulle superfici metalliche e sulla cristallizzazione, mentre Gelain attraversa questi elementi immaginando archetipi che emergono dalle profondità della coscienza. Il titolo The Shell Cracked parla proprio di questa frattura: una rottura già presente, un segno che divide un prima e un dopo, ma che resta sottile, come un varco tra ciò che si vede e ciò che sta nascosto.

Un progetto in movimento tra Finlandia e Scandinavia

Dopo le tappe in Finlandia a Pori, Tampere, Seinäjoki e Lappeenranta, l’arrivo di The Shell Cracked a Berlino segna una tappa importante nel percorso internazionale di Hasaj e Gelain. Il progetto si svilupperà fino al 2027, passando per gallerie indipendenti e istituzioni in Finlandia, Germania e Svezia. Ogni mostra aggiunge nuove opere, dettagli e punti di vista, mantenendo viva la natura aperta e dinamica di questa ricerca.

Accanto a questo si affianca Translucid Skins~strands~of~us, un’ulteriore esplorazione che amplia i confini espressivi del duo. La continua trasformazione dell’esposizione la rende un organismo in movimento, dove superfici mutevoli e fratture simboliche invitano chi guarda a partecipare, riflettendo sul rapporto tra materia, ambiente e identità.

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