
L’applauso scrosciante non si è mai interrotto. Quando Hofesh Shechter sale sul palco con un nuovo spettacolo, la sua energia travolge tutto e tutti. In the Brain, presentato al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, è una scarica potente di ritmo e movimento che cattura lo sguardo fin dal buio della sala. Non è solo danza: è un’esperienza che scuote, che entra nel corpo e nella mente dello spettatore. A interpretarla è Shechter II, la giovane compagnia formata da ragazzi tra i 18 e i 25 anni, che sul palco sprigiona una vitalità contagiosa. Il battito della coreografia, incalzante e pulsante, è pronto a far vibrare anche il Comunale di Vicenza, dove lo spettacolo arriverà presto per la rassegna Danza in Rete.
Da New York a Reggio Emilia: la nascita di In the Brain
In the Brain nasce da una riflessione profonda di Shechter sul suo lavoro precedente, Cave, creato nel 2022 per la Martha Graham Company di New York, in collaborazione con il danzatore Daniil Simkin. Questa nuova coreografia si apre, si espande, si fa più densa, con ritmi serrati che avvolgono gli spettatori in un vortice inarrestabile. La scelta di lavorare con Shechter II porta sul palco giovani danzatori che infondono energia e freschezza a ogni passo. La trasformazione da Cave a In the Brain si traduce in una danza più complessa, fatta di intrecci e moltiplicazioni di energie, dove ogni dettaglio si fa più ricco e articolato.
Il debutto al Teatro Municipale Valli è stato un’esperienza intensa: la compagnia si muove come un organismo in continua metamorfosi, alternando momenti di gruppo a sequenze soliste. Il movimento sembra scaturire da una forza primitiva e incontrollata. Il tempo si dilata e si contrae, mentre la luce – sempre presente – avvolge la scena in una penombra che invita lo spettatore a guardare più da vicino, a cercare i dettagli nascosti tra gambe e volti, come a svelare pezzi di un universo che si mostra a poco a poco.
Ritmo, energia e poesia: il segno di Shechter in scena
Il linguaggio coreutico di Hofesh Shechter è immediatamente riconoscibile: movimenti decisi, ritmi spezzati e improvvise esplosioni di energia. Braccia alzate, gambe che tremano, tensioni nelle spalle, alternati a pause quasi sospese. Il corpo diventa uno strumento di liberazione totale, sotto il segno di una musica elettronica percussiva che fonde sonorità house e techno, creata dallo stesso Shechter. Questi suoni intensi vengono interrotti da pause nette, che esaltano ogni gesto, ogni passaggio.
La coreografia costruisce una tensione costante: il gruppo si trasforma, ora ondeggia, ora è nervoso, poi impetuoso. Ogni movimento si ferma con precisione, creando spazi in cui l’energia si fa intima. Gli assoli e i duetti sono momenti sospesi, brevi finestre sulle emozioni personali, in contrasto con le sequenze più collettive e aggressive. Le formazioni cambiano continuamente, mettendo in scena una danza che somiglia a un dialogo fra diverse anime, energie in perenne ricerca e confronto.
La luce, protagonista silenziosa dello spettacolo
Un punto di forza dello spettacolo è il lavoro sulle luci di Tom Visser, collaboratore storico di Shechter. Qui le luci non sono un semplice supporto tecnico, ma uno strumento narrativo a tutti gli effetti. Nella penombra quasi totale, i fasci di luce si accendono all’improvviso, tagliano il buio e disegnano figure nitide sul palco, creando un’atmosfera misteriosa e contemporanea che caratterizza In the Brain.
Le linee luminose si intrecciano, si allargano e si restringono con naturalezza, sottolineando i picchi emotivi e la loro improvvisa dissoluzione. Questo gioco di luci aggiunge uno strato visivo quasi pittorico alla coreografia. Lo spettatore viene trasportato in una dimensione fluida, dove movimento, spazio e tempo si mescolano, modellati da giochi di luce che definiscono il paesaggio emotivo e sociale degli interpreti.
Shechter II: la nuova linfa della danza internazionale
Coinvolgere Shechter II in In the Brain significa guardare al futuro, puntando sulla forza e sulla passione dei giovani danzatori. I performer, tutti tra i 18 e i 25 anni, sfoggiano un’energia impressionante e una tecnica solida, capaci di sostenere il ritmo incalzante della coreografia. Una scelta vincente per mantenere vivo l’impatto emotivo e dare freschezza a un lavoro impegnativo come questo.
Il gruppo si muove come un organismo unico, sempre in evoluzione, dove ogni interprete riesce a emergere pur restando parte di un insieme complesso. Nei loro corpi si legge la fatica, la tensione, ma anche la voglia di raccontare con il movimento quella “rude poesia” che da sempre caratterizza Shechter. La giovane età non indebolisce il messaggio, anzi lo carica di una vitalità contagiosa che invade lo spazio e coinvolge il pubblico.
La tournée, che toccherà teatri importanti come il Comunale di Vicenza, è un’occasione per scoprire questa nuova energia nel panorama internazionale, unendo innovazione e tradizione in un dialogo che solo un artista come Shechter sa portare avanti con autenticità e continuità.
