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The Phair 2026 a Torino: la fiera di fotografia artistica alle OGR tra innovazione e sperimentazione visiva

Redazione 22 Maggio 2026

Le Officine Grandi Riparazioni di Torino si preparano a vivere tre giorni intensi, dal 22 al 24 maggio 2026, con la settima edizione di The Phair – Photo Art Fair. La città, già nota per la sua vocazione artistica, si conferma ancora una volta fulcro della fotografia contemporanea. Tra memoria e innovazione, l’evento diventa un palcoscenico dove tecnica, creatività e mercato si intrecciano, dando vita a una scena fotografica sempre più viva e in movimento. Qui l’immagine non si limita a raccontare, ma si trasforma, sfidando ogni definizione convenzionale.

The Phair 2026: organizzazione e protagonisti

Dietro la fiera ci sono Roberto Casiraghi e Paola Rampini, che con il supporto di un comitato curatoriale di alto livello – tra cui Umberto Benappi, Emilio Bordoli e Lorenzo Bruni – hanno selezionato 42 gallerie da tutta Europa e oltre. Da Milano a Londra, da Stoccolma a Torino, la varietà di linguaggi e approcci alla fotografia è ampia e stimolante.

L’immagine simbolo dell’edizione è firmata da Nanda Lanfranco: un ritratto in movimento di Giuseppe Penone immerso negli spazi sabaudi del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Un’immagine che sembra varcare una soglia, un simbolo del percorso tra tradizione e innovazione che attraversa tutta la manifestazione. Lo sguardo deciso di Penone e l’ambientazione architettonica evocano un viaggio tra memoria e futuro, tra forme classiche e tecniche sperimentali. Un ritratto perfetto della selezione artistica, che spazia dalle stampe vintage alla videoarte, dai collage all’uso calibrato dell’intelligenza artificiale.

Tra tecniche antiche e nuove contaminazioni

Nei locali Fucine delle OGR ogni spazio racconta una storia diversa, un percorso tra visioni e materiali eterogenei. Stefano Ronci apre con un’installazione video che mostra piedi immersi in acqua e in lento movimento, un’immagine che parla del corpo sospeso nel tempo e nello spazio, offrendo allo spettatore una visione meditativa e fluida.

Patrizia Zelano, esposta da Zamagni Arte, presenta fotografie di libri bagnati e deformati; i volumi diventano sculture visive che riflettono sulla resistenza del sapere materiale in un’era digitale sempre più evanescente. Una memoria fragile, capace però di trasformarsi senza sparire.

Tra gli artisti internazionali spicca Nick Brandt con i suoi celebri ritratti di animali, esposti dalla galleria Willas Contemporary di Stoccolma: immagini potenti, che uniscono intimità naturalistica e sguardo artistico. Stefano Cagol propone “The Ice Monolith”, opera presentata alla Biennale di Venezia che mette in scena il rapporto con l’ambiente e la valenza politica della materia congelata, esposta da c+n CANEPANERI.

La galleria Tucci Russo dedica uno spazio a Giulio Paolini, maestro dei collage citazionisti e autoriflessivi; il suo “Italia antiqua” indaga la stratificazione culturale e temporale attraverso composizioni minimaliste, con riferimenti storici ma uno sguardo contemporaneo e concettuale. Le sue opere oscillano tra superficie e profondità, tra architettura mentale e percezione visiva, in un gioco sottile tra passato e presente.

Fotografia storica e contemporanea a confronto

Paullo Gioli è un punto fermo della sperimentazione italiana, con le serie “Autoanatomie” e “Luminescenti”, dove polaroid e tecniche analogiche si intrecciano a richiami cinematografici e artistici del Novecento. Il suo universo pop e astratto si confronta con i lavori digitali di Aldo Salucci, che trasforma architetture storiche in visioni surreali e oniriche.

In netto contrasto, le fotografie di Gabriele Stabile portano un’atmosfera poetica e malinconica, mentre Kri Babusci punta su immagini più immediate e realistiche. L’equilibrio tra stili diversi riflette la ricchezza del panorama fotografico contemporaneo, dove ogni linguaggio ha la sua voce ma dialoga con gli altri.

Alex Webb, con il suo iconico scatto “Havana” esposto dalla galleria Alessia Paladini, colpisce per la composizione dinamica e il gioco di colori, catturando l’essenza di un attimo unico, sospeso tra ordine e caos. Le stampe vintage di Mario Giacomelli, note per la fusione tra pittura e fotografia, mostrano paesaggi dall’alto che diventano pattern grafici dal forte impatto visivo.

Marco Gualdoni propone ritratti che sembrano riportare in vita l’arte barocca, rifacendosi a Santa Caterina d’Alessandria di Caravaggio con un mix di armonia ed espressività contemporanea. Questo dialogo tra tradizione e innovazione si vede anche negli stand di gallerie storiche come Gian Enzo Sperone, con artisti come Vik Muniz, Giovanni Anselmo e Luigi Ontani, che incarnano una fotografia audace e concettuale.

La fotografia si fa esperienza: progetti innovativi e interdisciplinari

Tra le installazioni più originali c’è quella di Seletti, con il progetto di Giacomo Giannini che trasforma immagini fotografiche in tappeti da calpestare. Una contaminazione tra design e fotografia che trasforma l’opera d’arte in un’esperienza sensoriale quotidiana e diretta. Qui l’arte diventa tridimensionale e inclusiva, rompendo gli schemi della fruizione tradizionale.

La galleria Franco Noero di Torino porta in fiera opere di alto livello, con nomi come Robert Mapplethorpe e Simon Starling, che dimostrano come la fotografia possa stare a fianco di forme artistiche più tradizionali come arazzi o sculture.

Il quarantesimo anniversario della casa editrice torinese Hopefulmonster viene festeggiato con uno stand dedicato ai libri d’arte, a sottolineare l’importanza del libro come strumento per la fotografia e la valorizzazione del materiale stampato in un mondo sempre più digitale.

The Phair 2026 a Torino si conferma così un appuntamento di grande spessore culturale e artistico, capace di mettere insieme generazioni, tecniche e discipline diverse. Un evento che va oltre la semplice fotografia e si propone come una piattaforma viva di narrazioni visive.

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