
«L’acqua non è solo una risorsa, ma un segnale d’allarme». Lo hanno raccontato giovani artisti romani, studenti e neodiplomati delle accademie d’arte, chiamati a mettere in scena la fragilità di un elemento sempre più prezioso. È nato così il Premio ACEA Contemporanea, un debutto che ha subito acceso il dibattito sul rapporto tra crisi ambientale e creatività.
L’iniziativa, promossa da ACEA con Valore Italia, ha sfidato i partecipanti a riflettere su “Flussi Finiti”: un titolo che pesa, che parla di limiti e urgenze. Pittura, video, installazioni, moda e performance si sono mescolati in opere capaci di raccontare non solo la scarsità d’acqua, ma anche l’inquinamento e le disuguaglianze nell’accesso a questa risorsa. In un anno segnato da emergenze ambientali continue, il messaggio arriva forte e chiaro.
Il comitato e i criteri: come si è scelto il vincitore
Dietro la selezione dei vincitori c’è un comitato di esperti riconosciuti nel mondo dell’arte, della cultura e della divulgazione. Tra i giudici figurano nomi come Patrizia Asproni, esperta di industrie creative, Cesare Biasini Selvaggi, curatore e giornalista, e Michele Ciacciofera, artista contemporaneo di rilievo internazionale. A completare la giuria, professionisti che uniscono esperienza artistica a competenze organizzative e culturali.
Il panel ha valutato le opere puntando sull’originalità del linguaggio e sulla capacità di unire arte e responsabilità ambientale. Al centro del dibattito, la sensibilità verso temi cruciali come il delicato equilibrio dell’acqua, sia in città che in natura. Importanti anche la tecnica e la forza comunicativa delle opere, che hanno fatto la differenza nel giudizio finale.
Il premio nasce con l’idea di aprire un dialogo tra formazione artistica, impresa e pubblico, valorizzando la creatività come strumento per riflettere sulle grandi sfide globali.
Le opere premiate: tra memoria, confini e impronta idrica
La vincitrice assoluta è Rucsanda Cristache, classe 1997. Il suo “Flowing” mescola fotografia, video e installazione, richiamando i solidi platonici per trasformare l’acqua in un simbolo di fragilità. La sfera sospesa in un cubo di plexiglas diventa emblema di una risorsa in bilico, mentre il percorso ipnotico coinvolge lo spettatore in un viaggio nella storia di Villa Medici e del suo antico acquedotto ancora funzionante.
Seconda classificata Silvia Spoti con “La misura dell’acqua”. Qui il confine diventa tema plastico: non solo un limite fisico, ma uno spazio di relazione tra acqua e tempo, entrambi in continuo mutamento. L’opera si basa su incisioni di plexiglas che riproducono gli alvei dei fiumi, un espediente evocativo per raccontare la scomparsa graduale dell’acqua e i danni causati dalla sua scarsità nel mondo.
Il terzo premio è stato assegnato ex aequo a Valerio Pacini e Giorgia Armario. Pacini, nato nel 2001, ha presentato “240 Liters ”, un’installazione che rappresenta il consumo medio giornaliero d’acqua di una persona. La vasca piena di sfere nere suggerisce un futuro sempre più arido, segnato dalla crisi idrica. Armario, classe 1997, con la sua fotografia “Che ne sarà di noi, che ne sarà della neve?” indaga la progressiva sparizione delle nevicate e gli effetti diretti del riscaldamento globale.
Oltre ai premi principali, sono state assegnate due menzioni speciali. La prima è andata a Lars Lattacher, nato nel 2003, autore di “Acea Heritage Box”, un’opera con forte valore educativo. La seconda menzione sarà decisa dal voto del pubblico durante la mostra, che sarà aperta gratuitamente.
ACEA Heritage: un museo che fonde arte e industria
Le opere selezionate entreranno nella collezione permanente di ACEA Heritage, inaugurata poco più di un anno fa nella storica sede di Piazzale Ostiense a Roma. Questo museo aziendale racconta la storia industriale e l’identità di ACEA attraverso collaborazioni con artisti importanti come Gino Marotta e Piero De Laurentis.
L’idea è quella di unire cultura e impresa, offrendo non solo una narrazione storica ma anche contemporanea grazie al contributo dei giovani artisti. Lo spazio espositivo diventa così un luogo di confronto e crescita, dove la creatività si fa testimonianza concreta delle sfide ambientali e sociali di oggi.
Sabrina Fiorino, responsabile delle iniziative culturali ACEA, ha sottolineato che il premio vuole sostenere i talenti emergenti per restituire alla comunità una dimensione simbolica e responsabile, capace di stimolare riflessioni profonde attraverso vari linguaggi artistici.
Arte e impresa: una collaborazione per le sfide ambientali
Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia, ha evidenziato l’importanza del dialogo tra creatività e mondo produttivo. Per lui questa sinergia rappresenta una vera opportunità di crescita, soprattutto per le nuove generazioni chiamate a fronteggiare problemi ambientali senza precedenti.
Il Premio ACEA Contemporanea nasce dalla convinzione che l’arte possa raccontare in modo più immediato e potente temi spesso confinati a dati e tecnicismi. L’acqua diventa così protagonista di una narrazione che mette in gioco natura, tecnologia e sviluppo, invitando a una riflessione collettiva sulla responsabilità.
In un’epoca segnata da crisi climatiche e ferite ambientali sempre più evidenti, questo premio conferma il ruolo dell’arte come strumento per interpretare la realtà e aprire nuove prospettive. Non dà risposte pronte, ma crea spazi per domande essenziali e una consapevolezza condivisa.
