
“Azzizzàrsi”: parola siciliana carica di energia, che significa mostrarsi al meglio, far emergere quella parte nascosta e preziosa di sé. Deriva dall’arabo ʿazīza, “tesoro luminoso” – un’immagine che prende vita a Palermo, nelle opere di Sonia Kacem. Artista svizzera di origine tunisina, Kacem ha trasformato lo spazio de L’Ascensore in un organismo pulsante, dove forme e colori si intrecciano con un ritmo che sembra respirare. Non sono semplici quadri da osservare: sono superfici vive, che mutano davanti agli occhi, avvolgendo lo spettatore in un gioco di astrattismi e richiami culturali impossibili da ignorare.
Ornamenti digitali: più di una decorazione, un’identità in movimento
Sonia Kacem lavora sull’ornamento come qualcosa di più di un semplice abbellimento. Qui è protagonista, uno spazio visivo dove colore, ritmo e composizione si intrecciano. Azizti si nutre di dettagli architettonici e decorativi, che l’artista ingrandisce e moltiplica con il digitale. Partendo da schizzi ad acquerello, che già giocano tra astrazione e tracce di figurazione, Kacem dà vita a forme ispirate alla natura e all’architettura: corolle, foglie di palma, gusci spezzati, spirali che sembrano muoversi. Il digitale non serve solo a replicare, ma a reinventare ogni segno, creando un ritmo che riflette una molteplicità di identità, figlia della tradizione islamica aniconica e del modernismo astratto.
L’ornamento che prende il centro della scena
Kacem riprende l’idea kantiana di una bellezza libera da scopi pratici, pura esperienza estetica. Qui l’ornamento non è più un dettaglio secondario, ma il vero protagonista: una superficie fluida che cambia la percezione dello spazio espositivo. Non è semplice decorazione, ma luogo dove la forma si fa linguaggio, dove colore e ritmo raccontano. Le pareti, di solito sfondo muto, diventano soglie vive, che intrecciano interno ed esterno, richiamando la carta da parati e le facciate cittadine, in un continuo dialogo tra realtà e immaginazione.
Serigrafia sulle pareti: il tempo che lascia il segno
A Palermo prende forma un’esperienza nuova: la serigrafia direttamente sulla parete, che introduce variazioni continue. Nessun motivo si ripete uguale a se stesso: ogni decorazione conserva tracce del gesto originale, una memoria visiva dello schizzo ad acquerello da cui nasce. Questa tecnica mette in luce non solo la forma, ma anche il tempo che passa, mostrando le differenze tra ogni ripetizione. Così la parete diventa una superficie viva, porosa, dove il tempo si stratifica e la ripetizione si fa un gioco di variazioni. Non è più un pattern meccanico, ma un campo aperto di differenze che si ridefiniscono continuamente.
Ripetizione e differenza: il cuore pulsante dell’ornamento di Kacem
Nel lavoro di Sonia Kacem c’è un’idea chiave: “differenza senza identità fissa”, come dice Gilles Deleuze. Ogni modulo ornamentale si muove tra ciò che è uguale e ciò che è diverso, raccontando un processo in continua trasformazione, non un modello rigido. La forza di questo approccio sta nel tornare sempre allo schizzo originario per reinventarlo, evitando che il segno diventi un cliché o una semplice copia. Così la superficie si fa organismo vivo, un luogo dove la forma si mostra in un divenire costante. Le infinite variazioni degli elementi decorativi invitano a vedere il cambiamento come l’essenza stessa dell’opera.
Azizti si presenta quindi come un’esperienza in cui forma e spazio si fondono, trasformando l’ambiente in un dispositivo di visione e sensazioni, dove l’ornamento si emancipa da ogni ruolo secondario per diventare elemento autonomo, vibrante, capace di richiamare storie e culture diverse. La contaminazione tra tradizione e innovazione digitale apre una riflessione aperta sulle relazioni tra arte, architettura e percezione.
