
A 2.200 metri di quota, sotto le maestose guglie delle Dolomiti, l’arte si fonde con la natura in un dialogo che sembra sfidare il tempo. La Val di Fiemme torna a ospitare RespirArt, la rassegna che dal 2007 trasforma il Parco di Pampeago in un laboratorio a cielo aperto. Qui, tra pascoli d’alta quota e panorami scolpiti da millenni, la diciottesima edizione promette nuove installazioni che vivono nel cuore stesso della montagna. Due artiste, con opere site specific, intrecciano la loro visione poetica a quel paesaggio fragile e vivo, regalando un’esperienza che va oltre la semplice esposizione.
Un museo a cielo aperto che cambia con le stagioni
Il Parco RespirArt, con la sua quota e il suo ambiente unico, è uno dei musei all’aperto più originali d’Europa. I materiali scelti per le opere – legno, vento, neve – dialogano costantemente con gli elementi naturali. Ogni variazione di luce, umidità e clima modifica le installazioni nel corso delle stagioni. Qui arte e natura non stanno semplicemente una accanto all’altra: si contaminano e si trasformano insieme.
Marco Nones, direttore artistico, mette in luce come le nuove opere spingano a riflettere sul legame tra ciò che abbiamo dentro e il mondo che ci circonda. Le definisce “portali” in grado di connettere il visitatore con tutto ciò che vive intorno a lui: animali, piante, rocce o altre persone. È un modo diverso di guardare, dove l’opera nasce e vive insieme al paesaggio, proponendo una riflessione sul tempo e sul cambiamento.
Le installazioni di De Nisco e Lai: simboli e materiali che raccontano la montagna
Antonella De Nisco presenta “Tronopoetico – Soglia di Luna”, una seduta-scultura a forma di falce di luna, posata tra il cielo e le cime. Sedersi qui significa entrare in una dimensione sospesa, un invito a fermarsi, ascoltare e contemplare. La luna non è completa, simboleggia un ciclo aperto, dinamico, che mantiene viva la connessione tra ambiente e persona. De Nisco, con una lunga esperienza nell’arte relazionale e nell’interazione con lo spazio pubblico, ha costruito un percorso che mette al centro il rapporto tra comunità, percezione e territorio, attraverso performance e installazioni che raccontano il paesaggio come spazio condiviso.
Stefania Lai, originaria della Sardegna, propone “Presidio”, una struttura formata da tre volumi in legno che ricordano case sospese, sorrette da sottili sostegni in metallo. Il legno proviene dal bosco Seleni di Lanusei, colpito da una tempesta. L’artista ridà verticalità a un materiale segnato dalla caduta, creando un forte simbolo di resilienza. Dentro le costruzioni spuntano germogli, piccoli segni fragili ma vivi di rinascita. “Presidio” parla del legame tra umano e non umano, della memoria delle ferite ambientali e del ruolo generativo e rituale del femminile. Lai si muove tra land art, arte tessile e performance, portando avanti un’idea di “land poetry” intesa come una scrittura sensibile che ascolta gli ecosistemi.
Una camminata tra arte, suoni e storie sulle montagne trentine
RespirArt non è solo arte da guardare. Il parco si snoda lungo un percorso ad anello di 3,5 chilometri, dove la visita diventa un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Le opere si intrecciano con colonne sonore e percorsi audio che raccontano il paesaggio, arricchendo la camminata con storie ispirate alle Dolomiti, patrimonio UNESCO. L’itinerario “Parole in Alto” collega il Rifugio Monte Agnello al ristorante In.Treska, offrendo parole e suoni che approfondiscono il rapporto tra uomo e montagna.
Anche la risalita in seggiovia diventa parte dell’esperienza. Durante la “Seminovia”, i visitatori sono invitati a spargere semi di fiori autoctoni, un gesto semplice che rinnova il ciclo della vita e rafforza il legame con il territorio. RespirArt si conferma così un progetto che unisce arte, natura e comunità, aperto anche in stagione sciistica grazie al collegamento diretto con il comprensorio Latemar Dolomites. Un modo per trasformare il paesaggio in una tela viva, sempre pronta a cambiare.
