Skip to content
tuugo.it

tuugo.it

News

  • Notizie
  • Tecnologia
  • Finanza
  • Viaggi
  • Arte
  • Home
  • 2026
  • Maggio
  • 26
  • Primavera dei Teatri 2026 a Castrovillari: Dino Lopardo presenta Rigetto, la Trilogia dell’Odio in anteprima
  • Arte

Primavera dei Teatri 2026 a Castrovillari: Dino Lopardo presenta Rigetto, la Trilogia dell’Odio in anteprima

Redazione 26 Maggio 2026

Castrovillari si prepara a un momento speciale. Dal 26 al 31 maggio 2026, la città accoglierà la ventiseiesima edizione di Primavera dei Teatri, un evento ormai imprescindibile per chi segue il teatro italiano. Tra i protagonisti, Dino Lopardo, figura poliedrica: scrittore, regista e attore capace di raccontare storie intense, dove famiglia, paura e disfunzioni sociali si intrecciano in una drammaturgia fisica, spesso dura, ma sempre autentica.

Il 31 maggio sarà un giorno particolare. Lopardo presenterà il suo libro Affogo e offrirà al pubblico l’anteprima di Rigetto, secondo capitolo della sua Trilogia dell’odio. Quest’ultima indaga i confini fragili tra corpo e mente, affrontando con rara profondità i disturbi del comportamento alimentare. Il teatro di Lopardo è un artigianato minuzioso: cura maniacale dei dettagli, controllo assoluto della scena, per dare vita a un’opera personale e stratificata, che lascia il segno.

Dino Lopardo: il teatro come mestiere, corpo a corpo con la realtà

Lopardo parla spesso del legame tra la sua vita e il teatro. Prima di entrare all’Accademia di Roma, ha lavorato come cartongessista e operaio, esperienze che non sono solo un ricordo ma la base concreta del suo fare teatro. Per mettere in piedi Rigetto, ha passato giorni interi a costruire le scene, dal mattino alla sera, portando in scena ogni dettaglio con una precisione quasi maniacale. È un teatro che nasce dalla fatica, dal lavoro manuale, ma anche da una volontà di controllare tutto per trasmettere un messaggio forte e senza filtri.

Nel suo lavoro, autore, attore e tecnico si fondono in un’unica figura creativa. Ne nasce un teatro dove la materia scenica è autentica, carica di tensioni emotive che si muovono tra comicità e durezza. Lopardo racconta storie di famiglie complicate, fatti di fatica e leggerezza, tragedie e risate, intrecciando ruoli e sensazioni in un unico flusso.

Affogo e Rigetto: una doppia immersione nei conflitti familiari

Affogo e Rigetto sono due volti della stessa storia. Affogo parla di bullismo e paura, raccontando la storia di Nicholas, un ragazzo che si sente respinto e insicuro. La sua famiglia, invece di essere un rifugio, è un luogo tossico, una gabbia dove si soffoca. La paura dell’acqua e l’incapacità di adattarsi a un ambiente ostile diventano una metafora potente della sofferenza che attraversa il racconto.

Con Rigetto, Lopardo sposta l’attenzione sul corpo, affrontando i disturbi alimentari come la bulimia. Ancora una volta la famiglia è al centro, ma in modo diverso: è il contesto che plasma l’identità, spesso in modo doloroso e invisibile. Il corpo diventa il campo di battaglia dove si riflettono traumi e angosce che non trovano altra via d’espressione.

Questi due spettacoli fanno parte della Trilogia dell’odio, un progetto che indaga le diverse sfumature di un sentimento complesso e distruttivo. Lopardo non racconta l’odio in modo semplice: mostra come possa essere subito, inflitto o ereditato, intrecciando vittime e carnefici in un gioco di ruoli ambigui e contraddittori.

Paura e comicità: le due facce di un teatro che scuote

La paura è un filo rosso nella scrittura di Lopardo. In Affogo non c’è solo la paura reale dell’acqua, ma quella più profonda di non essere accettati. Il suo racconto mette in luce il confronto con queste paure, tra chi si arrende e chi sceglie di lottare, dando voce a chi spesso resta in silenzio.

Ma c’è spazio anche per la comicità, che in Lopardo diventa uno strumento tagliente per affrontare il dolore. Il riso è una difesa, un modo per far emergere verità scomode senza abbandonarsi alla pietà. Ne nasce un teatro crudo, a tratti cinico, ma capace di coinvolgere profondamente il pubblico, restituendo ai personaggi una complessità fatta di contrasti e conflitti interiori.

La famiglia come specchio di una società che fatica

La famiglia è il cuore pulsante del lavoro di Lopardo, vista come la base da cui partono tutte le esperienze sociali. I suoi testi superano il privato per raccontare un fallimento che riguarda tutti noi. Nicholas, nei due spettacoli, incarna la tensione tra il desiderio di emergere e la difficoltà di trovare un luogo accogliente. Il suo sogno di diventare campione di nuoto si infrange contro insicurezze e giudizi, che si allargano fino a tracciare un quadro più ampio di esclusione e sofferenza.

Samuele, il fratello più giovane, è invece una figura pura, ancora intatta dalle ferite familiari e sociali. La differenza tra i due fratelli mostra come le dinamiche di una famiglia possano trasformare le persone in modi diversi, spesso segnati da isolamento e impotenza.

Lopardo non offre facili risposte né finali consolatori. Il suo teatro racconta vite spezzate, ma lo fa con un’attenzione quasi da investigatore, cercando di capire le radici profonde di quel dolore.

Radici profonde e un teatro che nasce dalla strada

Lo stile di Lopardo, pur ispirato da grandi come Testori, De Filippo e La Ruina, si costruisce soprattutto sul contatto diretto con la realtà. Ascolta le storie di chi sta ai margini, attraversa quartieri, vive la strada. Questo lavoro sul campo nutre una scrittura che cambia e si adatta, come dimostra Rigetto, arrivato dopo oltre cinquanta versioni del testo.

Per Lopardo non sono solo le parole a contare, ma anche il gioco tra scena, luce e oggetti, come il frigorifero che diventa un vero e proprio personaggio. Il suo è un teatro vivo, mai fermo, che racconta soprusi e storie attraverso un linguaggio fisico e diretto.

La Trilogia dell’odio si chiude con un monologo sulla ludopatia

Dopo Affogo e Rigetto, la trilogia si concluderà con Cesso, un monologo che affronta la ludopatia. Il progetto di Lopardo è un’indagine sulle ferite che segnano famiglie e società, raccontate senza sconti e con realismo.

Il rapporto con il pubblico è per lui fondamentale: molti spettatori lo ringraziano per la sincerità del racconto e la capacità di portare alla luce verità difficili da affrontare. Lopardo non segue mode o logiche di mercato, ma punta tutto sull’empatia, che diventa il cuore della sua scena.

Affogo è arrivato tre anni fa, e il lungo lavoro su Rigetto conferma la scelta di un teatro rigoroso, lontano da produzioni frettolose o di massa. Con Lopardo il teatro resta uno spazio vero, dove confrontarsi con le ferite della società di oggi.

Continue Reading

Previous: HaHaA Milano: nuovo premio per ripensare l’abitare contemporaneo tra arte e innovazione

Articoli recenti

  • OpenAI si prepara a una IPO da record: valutazione oltre 1.000 miliardi di dollari e sfida globale tra big tech
  • Primavera dei Teatri 2026 a Castrovillari: Dino Lopardo presenta Rigetto, la Trilogia dell’Odio in anteprima
  • Risparmio gestito 2026: fondi aperti raccolgono 2,09 miliardi nel primo trimestre tra monetari e obbligazionari
  • Borsa di Tokyo chiude in calo a -0,25% tra tensioni USA-Iran e prese di profitto
  • HaHaA Milano: nuovo premio per ripensare l’abitare contemporaneo tra arte e innovazione
Copyright © All rights reserved.