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Massimo Osanna al timone del DIAC: il super dipartimento cultura del MiC pronto a nuova era

Nel cuore di Roma, tra i corridoi antichi del Ministero della Cultura, si respira un’attesa palpabile. Da settimane, in musei e soprintendenze, non si parla d’altro: Massimo Osanna è pronto a guidare il Dipartimento per le Attività culturali . Il dossier è già sul tavolo del ministro Alessandro Giuli, in attesa di una firma che sembra solo questione di giorni. Osanna, dopo anni alla direzione di musei di primo piano, si appresta a un ruolo più vasto, proprio mentre il MiC naviga in acque agitate, tra rimpasti e tensioni crescenti.

Massimo Osanna: dall’archeologia alla gestione di un colosso culturale

Archeologo lucano, Osanna è ormai un volto noto nel mondo culturale italiano. Dal 2020 guida i musei nazionali come Direttore Generale, ruolo in cui ha lasciato il segno sulle politiche culturali del Paese. La sua strada è stata strettamente legata alla riforma voluta dall’ex ministro Dario Franceschini, con cui ha lavorato per dare più autonomia ai musei e modernizzare la gestione del patrimonio culturale.

Prima di approdare in ministero, Osanna ha diretto il Parco archeologico di Pompei, rilanciandolo con un progetto da oltre 100 milioni di euro. Ha trasformato quel sito in un modello riconosciuto a livello internazionale, mettendo in campo una gestione solida, una strategia chiara per valorizzare il territorio e una costante attenzione alla comunicazione e all’accesso del pubblico. Un percorso che lo ha portato da semplice gestore di luoghi d’arte a manager capace di coordinare settori culturali diversi.

Il Dipartimento Cultura: il cuore pulsante del MiC

Il Dipartimento per le Attività culturali è una delle colonne portanti del Ministero della Cultura. Nato con la riforma di Gennaro Sangiuliano, copre un ventaglio vasto: cinema, audiovisivo, teatro, danza, musica, biblioteche, promozione del libro, industrie culturali e creative, creatività contemporanea e diritto d’autore. A guidare questo “super dipartimento” ci sono figure chiave, chiamate a far dialogare realtà spesso frammentate e in competizione.

Il DIAC convive con altri tre grandi dipartimenti: quello per la Valorizzazione del patrimonio culturale, diretto da Alfonsina Russo ; quello per l’Amministrazione generale, affidato a Paolo D’Angeli; e quello per la Tutela del patrimonio culturale, guidato da Luigi La Rocca. Un ruolo complesso e delicato, che richiede di mettere ordine tra esigenze culturali e obiettivi gestionali.

Tra tensioni e cambiamenti: il MiC sotto la guida di Giuli

Gli ultimi mesi al Ministero della Cultura sono stati turbolenti. Il ministro Alessandro Giuli ha visto numerosi cambiamenti e uscite eccellenti. In pochi mesi, quasi cinquanta dirigenti, consulenti e collaboratori hanno lasciato il ministero, spesso a causa di un clima teso e conflittuale.

Recentemente, la rimozione del capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, e della responsabile della segreteria particolare, Elena Proietti, ha acceso ulteriori campanelli d’allarme. Le difficoltà interne non riguardano solo l’organizzazione, ma si riflettono anche nei rapporti con esponenti culturali e politici vicini al governo. Episodi come quelli alla Biennale di Venezia hanno mostrato frizioni con figure come Pietrangelo Buttafuoco, Matteo Salvini e Arianna Meloni.

In un intervento al Salone del Libro di Torino, Giuli ha ammesso di sentirsi “più a suo agio sul palco che dietro una scrivania”, un segnale chiaro delle sfide che sta affrontando.

Osanna chiamato a rimettere ordine in un momento difficile

La nomina di Osanna al vertice del DIAC sembra una mossa pensata per portare stabilità. Il suo profilo, solido e trasversale, unisce esperienza diretta nella gestione museale a una rete di rapporti ben radicata nel mondo culturale italiano.

Il dipartimento che andrà a guidare si trova a fronteggiare problemi diversi: dalla crisi delle sale cinematografiche al sostegno per lo spettacolo dal vivo, passando per la promozione delle industrie culturali e creative. C’è poi la sfida di bilanciare il patrimonio storico con la creatività contemporanea, un nodo cruciale per un ministero che deve saper guardare al passato senza perdere il passo con l’innovazione.

Con Osanna al timone, il MiC punta a mettere ordine nelle tensioni interne e a dare una direzione più chiara alle politiche culturali nazionali, in un contesto politico e istituzionale in continuo movimento.

Redazione

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