
Quando la Fondazione Biennale di San Paolo ha annunciato Amanda Carneiro e Raphael Fonseca come curatori della 37ª edizione, molti si sono sorpresi. Non era un fulmine a ciel sereno, però. L’evento, fissato per la seconda metà del 2027, si conferma un appuntamento imprescindibile, non solo per l’arte sudamericana, ma per l’intero scenario globale. È una manifestazione che dialoga con giganti come la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel. La scelta di Carneiro e Fonseca, in particolare, segna una svolta: una curatela che guarda al territorio con radici profonde, ma che non rinuncia a confrontarsi con le tendenze internazionali.
Amanda Carneiro e Raphael Fonseca: chi sono i curatori della Biennale 2027
Amanda Carneiro è un punto di riferimento nell’arte di San Paolo, con una solida esperienza al MASP . Dal 2018 unisce la ricerca su artisti del Novecento meno noti con un costante sostegno all’arte contemporanea emergente. La sua partecipazione alla curatela della 60ª Biennale di Venezia, prevista per il 2024 sotto la guida di Adriano Pedrosa, ha rappresentato una tappa fondamentale per affinare la capacità di gestire grandi progetti e costruire narrazioni che intrecciano questioni decoloniali e sociali.
Raphael Fonseca ha invece un profilo internazionale, con un’esperienza curatoriale che spazia da Lisbona a Denver, dove oggi lavora come curatore per l’arte latinoamericana al Denver Art Museum. Il suo percorso nelle biennali è ricco: ha preso parte alla 14ª Biennale del Mercosur e alla 22ª Biennale SESC_Videobrasil, e si prepara a curare il Padiglione di Taiwan alla Biennale di Venezia del 2026. Carneiro e Fonseca collaborano da anni, costruendo un rapporto che loro stessi definiscono una “famiglia di affetti”. Il loro approccio punta sull’ascolto e il coinvolgimento diretto degli artisti, proponendo un’edizione che sarà insieme politica ed estetica.
Un ritorno alle radici brasiliane: il senso della nomina
La Biennale di San Paolo, con una storia di oltre settant’anni, ha visto alternarsi diversi modelli curatoriali, tra grandi nomi internazionali e formule più collettive e orizzontali. Andrea Pinheiro, presidente della Fondazione Biennale, ha spiegato che la scelta di Carneiro e Fonseca vuole rafforzare un’identità curatoriale brasiliana, mantenendo la manifestazione come un punto di riferimento nel dibattito mondiale sull’arte contemporanea. I due rappresentano una generazione cresciuta tra istituzioni locali e palcoscenici internazionali, capace di mettere in discussione i canoni tradizionali dell’arte occidentale. È questa doppia anima, locale e globale, che la Biennale intende valorizzare, costruendo un progetto che rifletta la complessità delle arti visive sudamericane e oltre.
La sfida del Padiglione Ciccillo Matarazzo: tra storia e temi contemporanei
Al centro del lavoro curatoriale c’è il Padiglione Ciccillo Matarazzo, nel cuore del Parco Ibirapuera: un edificio emblematico firmato Oscar Niemeyer, con le sue rampe sinuose e gli spazi aperti che richiedono una gestione attenta e innovativa. La sfida per Carneiro e Fonseca è doppia: da un lato rispettare e valorizzare una tradizione che ha segnato l’arte contemporanea sudamericana; dall’altro confrontarsi con le nuove urgenze dettate dal contesto globale, dai cambiamenti sociali e ambientali fino alle complesse questioni identitarie del Sud globale. Il progetto curatoriale sarà svelato nella seconda metà del 2024 e promette un equilibrio tra passato e presente.
Con la nomina di due curatori giovani, ma con un curriculum solido e radici profonde nel Brasile, la Biennale di San Paolo conferma il proprio ruolo di primo piano nella riflessione critica internazionale. La manifestazione resta un punto di riferimento imprescindibile per chi vede nell’arte contemporanea uno strumento di dialogo e trasformazione.
