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Gabriele Basilico e Aldo Rossi: l’arte di fotografare le architetture invisibili della città

Redazione 25 Aprile 2026

Una foto in bianco e nero può raccontare più di mille parole. Gabriele Basilico lo sapeva bene: dietro ogni edificio fotografato, c’è molto più che una semplice facciata. Non si tratta solo di mattoni o vetri, ma di memorie, di storie invisibili che si attaccano alle pareti come un’ombra. Basilico ha fissato con la sua macchina fotografica l’architettura di Aldo Rossi, trasformando spazi e forme in un racconto silenzioso, quasi palpabile. Sono quasi vent’anni di scatti che non mostrano solo edifici, ma il legame profondo tra uomo, spazio e tempo. Ora quelle immagini vivono in un libro pubblicato da Humboldt Books, dove le fotografie si intrecciano con le parole di Rossi, offrendo uno sguardo unico su un dialogo creativo e intimo.

Vent’anni di scatti per raccontare un’alleanza creativa

Il libro “Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi” nasce dall’esigenza di fissare su carta un dialogo lungo e intenso, che ha accompagnato l’ascesa di Rossi come uno dei protagonisti dell’architettura contemporanea. Per la prima volta viene raccolto un archivio coerente di fotografie scattate da Basilico a partire dagli anni ’80. Non sono semplici immagini, ma racconti che si intrecciano con i testi di Rossi, che accompagna il volume con introduzioni tecniche e riflessioni personali.

Nel libro ci sono anche due testi scritti dall’architetto per le raccolte fotografiche di Basilico “Porti di mare” e “In treno verso l’Europa” , che mostrano il legame creativo tra i due. A completare il quadro, Chiara Spangaro e Pier Paolo Tamburelli offrono analisi che scavano nella poetica e nel metodo di Basilico. Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico e la Fondazione Aldo Rossi, a conferma del valore di questa collaborazione artistica.

Rossi visto da Basilico: architettura come memoria viva

Nei suoi scatti, Basilico non si limita a fotografare edifici funzionali o belli da vedere. Ogni costruzione diventa testimone di una storia, di un legame con la città e con le persone che la vivono. Chi guarda di fretta vede solo un involucro, ma Basilico coglie ogni angolo segnato, ogni scala e finestra come segni indelebili di una memoria collettiva.

Questa lettura mette in luce come la città sia un organismo vivo, abitato da tracce lasciate da chi l’ha attraversata. L’architettura di Rossi diventa così una metafora tangibile di questo rapporto, dove gli edifici sono storie incise nella materia stessa.

Il bianco e nero come lente per scoprire i dettagli nascosti

Basilico sceglie il bianco e nero per raccontare l’architettura di Rossi, rinunciando ai colori per concentrarsi su forme, luci e ombre. Questo approccio elimina ogni distrazione e mette in risalto i dettagli, le texture, le geometrie degli edifici. Le sue fotografie sembrano disegni precisi, in cui le linee nette emergono senza fronzoli, lontane da ogni effetto romantico.

Le immagini mostrano chiaramente i contrasti e le superfici, mentre le inquadrature studiate mettono in evidenza la ripetizione di forme semplici, un tratto distintivo delle opere di Rossi. Così gli spazi diventano quadri dove ogni elemento ha un valore simbolico ben definito.

Geometrie e silenzi: l’assenza umana negli scatti di Basilico

Nei suoi scatti, Basilico si concentra sulle forme ricorrenti della poetica di Rossi: finestre quadrate, ingressi regolari, colonne che richiamano antichi templi, abbaini pensati per catturare la luce. Queste geometrie creano una coerenza stilistica riconoscibile in opere come il Centro Direzionale di Perugia o il Bonnefanten Museum.

Quello che colpisce è però l’assenza quasi totale di figure umane. Questo vuoto crea una sospensione nel tempo, evocando l’atmosfera dei dipinti metafisici, dove tutto sembra fermo e immobile. La città fotografata appare come un palcoscenico silenzioso, dove l’architettura si impone con un mistero quasi magico.

Città, forme e memorie: un racconto fatto di sogni concreti

Le parole di Italo Calvino sulle città invisibili tornano a mente per capire il senso di questo lavoro. Le città sono fatte di desideri, paure, segreti e illusioni. La relazione tra Basilico e Rossi riflette questa complessità: ogni dettaglio fotografato apre una nuova storia, nascosta sotto la superficie.

Le immagini del volume mostrano non solo forme architettoniche, ma una poetica che parla di memoria, storia e visioni. Attraverso il bianco e nero, la geometria e il silenzio umano, si coglie tutta la profondità di un lavoro che continua a raccontare, con forza discreta, gli spazi che abitano le nostre città.

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