
Il Lagoa do Congro, sull’isola di São Miguel alle Azzorre, sfida ogni aspettativa: si trova più in basso rispetto alla pianura che lo circonda, un’anomalia geografica che sorprende chiunque si avventuri lungo il suo sentiero. La vegetazione che avvolge questo specchio d’acqua sembra uscita da un altro tempo, quasi preistorica, con colori e profumi che si intrecciano in un silenzio denso e carico di mistero. È questa natura sospesa nel tempo che ha catturato l’attenzione di Silvia Mariotti, artista che ha trasformato questa esperienza in un progetto durato due anni, un dialogo intenso tra arte e ambiente.
Ora, a Porto San Giorgio, nelle eleganti stanze di Villa Rivafiorita, le opere nate da quel viaggio tra le Azzorre e Lisbona trovano casa nella mostra Anime di Cristallo, aperta fino al 15 maggio. Curata da Matilde Galletti e sostenuta dall’associazione Karussell, l’esposizione esplora con rigore e immaginazione la metamorfosi imprevedibile della materia, tra organico e inorganico. Un progetto che ha ricevuto il sostegno del Ministero della Cultura attraverso l’Italian Council 2024, per portare l’arte contemporanea italiana oltre i confini nazionali. Prima di approdare in Italia, le opere hanno raccontato la loro storia al Museu Nacional de História Natural e da Ciência di Lisbona e sull’isola di Terceira, tappe fondamentali per Mariotti. La prossima destinazione, entro l’anno, sarà Termoli: lì le opere entreranno a far parte della collezione permanente del Museo di Arte Contemporanea MACTE.
Materia viva, materia muta: il cuore della ricerca di Silvia Mariotti
Il lavoro di Mariotti prende spunto dalle teorie di biologi come Ernst Haeckel e Laura Tripaldi, che attribuiscono una sorta di intelligenza anche alla materia inorganica. Da qui parte un’indagine che mette in discussione le vecchie divisioni tra ciò che è vivo e ciò che non lo è, tra natura spontanea e intervento umano. Le opere mostrano una visione fluida, dove il confine si fa sempre più sottile, lasciando spazio a un’ibridazione che rispecchia la complessità e la continua trasformazione dell’ambiente.
Le Azzorre sono un esempio concreto di questa dinamica. L’isola porta ancora i segni di secoli di coltivazioni e piante introdotte dall’uomo, come il tè, l’ananas e le ortensie. Queste specie, nate per scopi agricoli o ornamentali, oggi crescono spesso disordinate e libere, soprattutto da quando l’intervento umano si è ridotto. È la natura stessa, con i suoi tempi, a trasformare questi giardini artificiali in paesaggi imprevedibili, dove convivono specie native e altre arrivate da fuori. Questa evoluzione incontrollata racconta la sfida del controllo umano davanti all’intelligenza dell’ecosistema, tema centrale nelle opere di Mariotti.
Nel laboratorio tra Terra e Carta: trasformazioni che raccontano storie di vita
Durante la sua residenza al Re-Act Contemporary Art Laboratory sull’isola di Terceira, Mariotti ha raccolto materiali vegetali e minerali direttamente dal territorio. Questi campioni sono diventati parte del suo laboratorio, uno spazio in cui arte e scienza si intrecciano. Con l’aiuto di un ingegnere ambientale e di una restauratrice, ha realizzato esperimenti sulle superfici artistiche, trasformando le carte fotografiche in basi per colonie di microrganismi.
Questi organismi hanno dato vita a paesaggi visivi particolari, un mix tra realtà terrestre e scenari quasi lunari. Spesso richiamano elementi tipici come le caldeiras, le pozze di acqua sulfurea di São Miguel, o le formazioni di lava. Questi “paesaggi viventi” sono stati fotografati nel momento di massimo splendore, prima che la decomposizione facesse il suo corso e le colonie si spegnessero.
Mariotti chiama questa fase “primavera” dell’arte: un’esplosione di colori e trame che poi lasciano spazio a un cambiamento rapido. Le immagini ottenute sembrano fossili contemporanei, tracce di biomi in continua evoluzione, sospesi tra passato e presente.
Quando la villa si fa natura: una mostra che sfuma i confini
La mostra di Porto San Giorgio riflette questa ricerca complessa, con opere che si distribuiscono negli spazi di Rivafiorita come se fossero un’eco della natura stessa. Le stampe, di grande impatto, scendono fino al pavimento, raccontando una vegetazione intricata, senza un centro preciso. L’ambiente della villa sembra contaminarsi senza soluzione di continuità con questi paesaggi ibridi, fino a perdere i limiti tra artificiale e naturale.
Sul pavimento e sulle pareti, tra frammenti minerali che ricordano reperti di un passato ambientale, si percepisce una sovrapposizione di tempi lunghi, di processi chimici e di forze naturali. La presenza umana si dissolve, lasciando spazio a un organismo più grande, a un’intelligenza ambientale sfuggente, tema che attraversa tutta l’installazione.
In questo spazio la mostra assume una forza particolare: la natura si impone sulle strutture, riaffermando le sue regole e sfidando ogni tentativo di dominio umano. La villa diventa così non solo contenitore, ma parte attiva di un processo biologico e alchemico su larga scala.
Arte e natura, il punto di vista ecologista di Silvia Mariotti
Mariotti propone un modo di fare arte che mette in discussione il ruolo centrale dell’uomo nel rapporto con il mondo. La sua ricerca si sviluppa attraverso processi chimici e biologici che parlano un linguaggio diverso, senza parole. L’artista lascia da parte il tradizionale ruolo di autore, dando invece spazio alla materia che cambia, cresce e si rigenera.
Ne emerge una riflessione profonda sul ruolo umano: non più padrone assoluto, ma parte di un sistema complesso dove la natura mantiene la sua autonomia. Le opere sono testimonianze di questa realtà alchemica, in cui l’arte non si limita a rappresentare la natura, ma diventa essa stessa un processo naturale, vivo e in trasformazione.
Anime di Cristallo si pone così al crocevia tra natura, scienza e arte contemporanea, sfidando chi la guarda a ripensare i confini tra uomo e ambiente, tra creazione artistica e processi organici. Una narrazione visiva che si allarga dallo spazio espositivo fino al terreno che lo ospita, facendo di ogni elemento parte di una storia più grande e connessa.
