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Maja Escher a Roma: Misurazione del Sole, l’arte come ecologia del sapere tra materia e simbolo

“Il sole non si misura con l’orologio,” dice Maja Escher, mentre la luce filtra nelle stanze della galleria Monitor a Roma. Fino al 18 aprile 2026, la città ospita la sua prima mostra personale in Italia, un viaggio tra natura e conoscenza. L’artista tedesco-portoghese lavora da anni sul filo sottile che unisce ambiente e tradizioni locali, trasformando la sua arte in una vera e propria ricerca sul campo. Roma, Lisbona, l’Alentejo: sono questi i luoghi in cui Escher raccoglie materiali naturali e storie tramandate, creando un dialogo che sfida i confini tra scienza, mito e percezione. Non è solo arte, è un’esperienza viva, che coinvolge comunità e radici profonde.

Maja Escher: un percorso tra Portogallo e Germania

Nata nel 1990 a Santiago do Cacém, nel sud del Portogallo, Escher divide la sua vita tra Lisbona e Monte Novo da Horta dos Colmeeiros, un’area rurale che ha segnato profondamente la sua arte. Dopo una formazione in Multimedia Art a Lisbona e un master nel 2014, ha approfondito la ceramica ad Ar.Co e partecipato a programmi a Londra. Il risultato è un linguaggio artistico che spazia dal disegno alla scultura, dalle installazioni site specific all’uso di materiali naturali e trovati.

La sua è un’arte che nasce dall’osservazione e dal confronto con l’ambiente e le tradizioni locali. Argilla, canne, corde, pietre e ortaggi si intrecciano con proverbi, canzoni e storie popolari. Le sue opere vivono in un equilibrio tra spiritualità e tecnologia, scienza e magia, sondando il rapporto tra territorio, sapere e cambiamenti ecologici.

L’eclissi che interrompe il racconto

Al centro della mostra c’è un’immagine semplice ma potente: il racconto radiofonico di un’eclissi solare che si blocca proprio nel momento in cui il sole si oscura. Quel silenzio improvviso, dove la narrazione si ferma, diventa il cuore poetico e concettuale dell’esposizione. Escher parte da questa “pausa” per riflettere sul divario tra il fenomeno naturale e la nostra capacità di conoscerlo e raccontarlo.

Il visitatore si trova davanti a una grande installazione di tessuti trattati con pigmenti naturali, accompagnata da lastre di terracotta segnate da simboli archetipici e sculture assemblate con materiali trovati. Lo spazio si trasforma in un ambiente immersivo, che invita a misurare il confine tra esperienza sensoriale e spiegazione scientifica. La materia stessa delle opere mostra questa tensione, sospesa tra concretezza e simbolo.

Il sole come legame tra mito, linguaggio ed ecologia

Nella mostra, il sole non è solo un corpo celeste, ma un principio che unisce uomini, animali, piante e terra. Non è più un oggetto da misurare, ma l’energia che sostiene la vita e lega ogni elemento della rete ecologica. Questa prospettiva sottolinea l’interdipendenza tra gli esseri e propone un’interpretazione che va oltre la scienza, abbracciando culture e simboli.

Un aspetto che Escher approfondisce è il ruolo del linguaggio e della memoria mitologica legati al sole. In portoghese il sole è maschile, in tedesco femminile. Questo cambio di genere richiama tradizioni diverse: nella mitologia germanica il sole è la dea Sól o Sunna, che regola il tempo e la vita. Una riflessione che mostra come il nostro modo di capire la natura sia sempre mediato da sistemi culturali.

Arte e conoscenza: un dialogo tra scienza, mito e comunità

La condivisione del sapere attraversa tutta la produzione di Escher. Dal 2016 porta avanti ricerche che uniscono tradizione e scienza, come nella “macchina della pioggia”, e indaga le relazioni ecologiche e sociali del bacino del fiume Mira. Ne nascono opere dove arte, cultura e ambiente si intrecciano, offrendo una visione complessa del territorio.

Negli ultimi anni, l’artista ha ottenuto riconoscimenti in Portogallo, Brasile, Spagna e ha preso parte a residenze che puntano a stimolare il dialogo tra arte, educazione e società. La sua forza è trasformare le installazioni in strumenti di conoscenza, spazi dove memoria, cambiamento ecologico e rapporto con la natura si incontrano.

Eclissi: il confine tra misura scientifica e poesia

L’eclissi rappresenta il momento in cui la spiegazione si interrompe e resta solo il silenzio dello stupore. In quella pausa fra parola e assenza di suono, l’opera di Escher si muove tra scienza e mito, materia e immaginazione. La mostra suggerisce che il mondo non si può capire solo con misure e parole, ma serve anche l’esperienza diretta, la relazione e la meraviglia, che superano i limiti della conoscenza codificata.

L’allestimento invita a riflettere sul nostro rapporto con la natura e sui modi in cui possiamo raccontarla. In questo spazio, la luce del sole si fa sentire anche attraverso le sue assenze.

Redazione

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