
Dieci anni fa, il 2016, un terremoto devastò il Centro Italia, lasciando dietro di sé paesi sfigurati e comunità ancora in cerca di risposte. Lucrezia Ercoli, filosofa e direttrice artistica di Popsophia, torna su quelle macerie con un libro che non vuole solo raccontare i fatti. Vuole scavare più a fondo, esplorare quella catastrofe come un’esperienza che riguarda l’esistenza, la cultura, la memoria. La terra trema. Filosofia della catastrofe è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nello stand della Regione Marche. Un viaggio che parte dalla filosofia, attraversa il ricordo del sisma e si apre al cinema, alla fotografia, all’immaginario popolare. Un modo nuovo di guardare al disastro, con occhi che cercano senso oltre la distruzione.
Quando la filosofia incontra il disastro
Il punto di partenza è il terremoto di Lisbona del 1755, un evento che ha segnato un prima e un dopo nel modo in cui la filosofia moderna ha cominciato a pensare l’imprevisto e la sofferenza causata dalla natura. Ercoli ricostruisce il dibattito di quell’epoca, con Voltaire, Rousseau e Kant, mostrando come la catastrofe sia diventata uno specchio della fragilità umana e delle risposte complicate della mente di fronte al dolore.
Ma il saggio non resta incollato alla filosofia classica. L’autrice intreccia anche la cultura visiva e mediatica di oggi, spiegando come film, fotografie e letteratura modellino la percezione collettiva degli eventi distruttivi. La catastrofe, dice Ercoli durante la presentazione, diventa una “soglia”: dopo un evento del genere, niente può tornare come prima. Chi vive e osserva quell’esperienza vede il mondo e se stesso trasformati.
Il terremoto del 2016 tra memoria e ricostruzione culturale
Una parte importante del libro è dedicata proprio al sisma del 2016 nelle Marche e nelle zone vicine. Ercoli, che ha vissuto da vicino quegli eventi, offre uno sguardo personale e dettagliato che va oltre la semplice descrizione dei danni materiali. Si concentra infatti sulle conseguenze culturali e simboliche, sul difficile lavoro di recuperare un’identità immateriale e una memoria condivisa.
Il terremoto non è stato solo una perdita di case e infrastrutture: ha lasciato un segno profondo nel tessuto sociale e nell’immaginario collettivo. Ricostruire non significa solo rimettere in piedi i muri, ma anche preservare testimonianze, rileggere il passato e aiutare le comunità a ritrovare un senso di continuità, nonostante lo sconvolgimento. Ercoli racconta quanto questo percorso richieda un impegno culturale diffuso, unendo pratica artistica e riflessione filosofica a una realtà fatta di lutti, speranze e nuove forme di aggregazione.
Cultura e comunità: la chiave della rinascita
Al Salone del Libro di Torino, durante l’incontro moderato da Alvin Crescini, ha preso la parola anche Silvia Luconi, sottosegretaria alla Presidenza della Regione Marche, che ha sottolineato l’importanza della cultura accanto alla ricostruzione materiale. «Non basta rimettere in piedi i luoghi — ha detto — c’è un’altra ricostruzione, quella immateriale, fondamentale per rimettere insieme le persone».
Un messaggio chiaro: la cultura è uno strumento indispensabile per ricostruire legami sociali e immaginare un futuro condiviso. Progetti come quelli promossi da Ercoli con Popsophia sono esempi concreti di come l’arte e il pensiero possano sostenere le zone colpite dal sisma, mantenendo vive le reti di scambio e alimentando una riflessione collettiva su fragilità e resilienza.
Il libro continua il suo viaggio tra festival e incontri pubblici
Dopo l’esordio a Torino, La terra trema sarà presentato in altre occasioni importanti. Il 13 giugno sarà al Festival della Letteratura di Salerno, mentre il 14 giugno toccherà il Festival dell’Appennino a Poggio d’Api di Accumoli, con la partecipazione del Commissario Straordinario per la Ricostruzione Guido Castelli.
Questi appuntamenti fanno parte di un calendario che toccherà diverse città italiane, coinvolgendo festival e rassegne dedicate a letteratura e riflessione sociale. Il libro di Ercoli non vuole essere solo un testo da leggere, ma un punto di partenza per un dibattito aperto sulle trasformazioni causate dalle catastrofi e su come la società possa affrontarle, partendo dalla memoria, dalla cultura e da uno sguardo critico rinnovato.
