
Koyo Kouoh Foundation: un nuovo capitolo per l’arte contemporanea africana
Mentre si chiudevano i battenti delle giornate di pre-apertura della 61ª Biennale di Venezia, un annuncio ha catturato l’attenzione del mondo dell’arte: nasce la Koyo Kouoh Foundation. Questo nuovo organismo prende il testimone dall’eredità intellettuale di Koyo Kouoh, curatrice di origini camerunensi e svizzere, scomparsa troppo presto lo scorso anno. Non si tratta solo di un omaggio, ma di un impegno concreto a far crescere e sostenere il fermento artistico contemporaneo legato all’Africa, e oltre. Il suo nome torna così protagonista, vivo e pulsante, nel cuore del dibattito culturale globale.
Basilea: il cuore europeo di un impegno globale
La fondazione ha scelto Basilea come sua sede, una città che Kouoh ha sempre considerato un punto di riferimento durante la sua vita. Da qui parte un lavoro che va oltre i confini europei, toccando realtà artistiche e culturali in Africa e nel mondo. La Koyo Kouoh Foundation si presenta come un laboratorio di ricerca e riflessione, non per cristallizzare un’immagine statica della curatrice, ma per mantenere viva la sua pratica critica e attiva. Il manifesto della fondazione ribadisce che la cultura non è un accessorio, ma una struttura fondamentale, in un’epoca in cui arte e cultura spesso restano ai margini delle agende politiche e sociali.
L’obiettivo è creare un ecosistema di supporto che unisca risorse economiche, formazione e promozione per valorizzare le pratiche culturali legate alla contemporaneità africana, senza chiudersi però a influenze e dialoghi internazionali. La fondazione si propone come un ponte tra realtà emergenti e consolidate, accompagnando artisti, curatori e istituzioni che condividono una visione critica e trasformativa della cultura di oggi.
Sostenere l’arte africana e il dialogo globale
Uno degli impegni chiave della Koyo Kouoh Foundation è sostenere organizzazioni attive in Africa e nel mondo. Tra queste c’è la RAW Material Company di Dakar, centro d’arte e ricerca fondato dalla stessa Kouoh nel 2008. La RAW Material Company è ormai un punto di riferimento nel panorama artistico africano, un laboratorio indipendente solido e riconosciuto. Supportare realtà simili significa non solo preservare un patrimonio culturale, ma anche alimentare un terreno fertile per sperimentazione, innovazione e formazione delle nuove generazioni di artisti e curatori.
La fondazione punta anche a creare e gestire spazi dedicati alla ricerca e alla produzione artistica, favorendo la circolazione di voci spesso marginalizzate o escluse dai circuiti tradizionali. L’intento è dare nuova centralità a pratiche e narrazioni fuori dai modelli espositivi convenzionali, allargando così l’orizzonte della contemporaneità.
Tra i progetti futuri c’è il Koyo Kouoh Prize, un premio pensato per riconoscere artisti, curatori, ricercatori e istituzioni che incarnano pratiche critiche, immaginazione strutturale e trasformazioni importanti nel panorama culturale globale.
Una collezione permanente e una squadra di alto livello
Oltre al sostegno e alla formazione, la fondazione vuole dare vita a una sede permanente per la Koyo Kouoh Collection. Qui saranno raccolte opere d’arte, archivi, materiali di ricerca e contributi culturali che raccontano la complessità e la ricchezza dell’eredità intellettuale di Kouoh. Questo spazio fisico sarà un punto di riferimento per studiosi, operatori culturali e artisti impegnati in riflessioni profonde e trasformative.
La governance della fondazione è affidata a figure di spicco. A guidarla è Philippe Mall, sassofonista e compositore, compagno di Kouoh per diciassette anni. Nel board siedono l’artista Alfredo Jaar e personalità come Adrienne Edwards, curatrice al Whitney Museum of American Art, Kate Fowle della Hearthland Foundation e Josef Helfenstein, ex direttore del Kunstmuseum Basel. Un gruppo che assicura solidità, credibilità e una rete di collaborazioni di rilievo internazionale.
Koyo Kouoh: una carriera segnata da mostre e impegno
Prima di scomparire, Kouoh stava ultimando i preparativi per In Minor Keys, una mostra internazionale prevista per la Biennale Arte 2026, che avrebbe rappresentato un passo importante nel suo lavoro curatoriale. Era anche alla guida dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo, dove nel 2022 aveva curato When We See Us: A Century of Black Figuration in Painting, una mostra che aveva suscitato ampio dibattito e interesse.
Nel corso della sua carriera, Kouoh ha partecipato ai comitati curatoriali di grandi eventi internazionali come Documenta 12 e Documenta 13 e ha coordinato edizioni dell’EVA International. Un percorso che testimonia la sua capacità di mediare tra culture e contesti diversi, portando le narrazioni africane nel panorama artistico globale.
In un video sul sito della fondazione, Kouoh definiva il lavoro curatoriale come «un processo collettivo e profondamente materiale», sottolineando quanto sia complesso e intenso questo mestiere: «Fare mostre è un viaggio, un lavoro di squadra che richiede il 20% di ricerca, intelletto e critica e l’80% di organizzazione, coordinamento e logistica». Parole che raccontano la passione e la precisione con cui ha portato avanti il suo lavoro.
Con la nascita della Koyo Kouoh Foundation si apre un nuovo capitolo, un ponte tra passato e futuro che continua a intrecciare culture e conoscenze attraverso la memoria di una curatrice che ha lasciato un segno profondo nell’arte contemporanea.
