
Larry Gagosian ha lasciato il sesto piano di un elegante edificio sull’Upper East Side dopo quasi quarant’anni. Ora la sua galleria si trasferisce al piano terra di Madison Avenue, a pochi passi dalla strada. L’idea è chiara: eliminare quella distanza, fatta di scale e formalità, che spesso intimidisce chi entra. Non più un luogo chiuso, ma uno spazio aperto, vivo, dove l’arte si avvicina alla gente.
Non si tratta solo di cambiare indirizzo. È un segnale forte, quasi una rivoluzione culturale. Gagosian vuole che la sua galleria smetta di essere una “fortezza privata” e diventi parte integrante del quartiere. Qui, le opere dialogano con l’ambiente e il pubblico, in un rapporto più immediato e inclusivo. Un modo nuovo di vivere l’arte, senza barriere.
980 Madison Avenue: un indirizzo con la storia nel sangue
Il 980 di Madison Avenue non è un indirizzo qualunque nel mondo dell’arte newyorkese. Qui, dal 1949, si trovava la casa d’aste Parke-Bernet, un luogo leggendario per il collezionismo postbellico, meta imprescindibile per collezionisti e appassionati.
Nel 2024, con l’acquisto da parte di Bloomberg Philanthropies, l’edificio ha subito una profonda trasformazione. Gli spazi espositivi sono stati riuniti in un’unica grande sede e il piano terra è diventato, grazie al progetto di Jonathan Caplan, un vero e proprio “rifugio dell’arte”.
Caplan ha pensato a uno spazio sobrio, flessibile, dotato di un sistema di illuminazione all’avanguardia, capace di adattarsi a ogni tipo di mostra. L’obiettivo è offrire un ambiente che risponda alle esigenze di un mercato dell’arte in continuo movimento e a un pubblico sempre più esigente.
Duchamp torna a casa: un omaggio storico nel cuore di New York
Il nuovo corso si apre con una mostra che ha un forte valore simbolico. Larry Gagosian rende omaggio a Marcel Duchamp, figura chiave dell’arte del Novecento, che proprio in questo edificio espose sessant’anni fa, nella galleria Cordier & Ekstrom.
La rassegna si concentra su alcuni readymade realizzati nel 1964 insieme al gallerista Arturo Schwarz. Tra i pezzi più preziosi, spicca “Roue de bicyclette” , versione unica e rara ispirata all’originale del 1913 ormai perduto, un’opera fuori dal circuito museale pubblico. Accanto a questa, si possono ammirare altre icone duchampiane come “Fountain” e “L.H.O.O.Q.”.
La mostra non è solo una celebrazione, ma anche un’occasione per riflettere sui confini tra paternità artistica e autenticità dell’opera. Un ritorno alle origini per Duchamp negli Stati Uniti, che conferma il suo ruolo pionieristico nel mondo dell’arte contemporanea.
Robert Rauschenberg, tra opere chiave e legami profondi
A pochi passi, in una sala vicina, prende vita un secondo capitolo dedicato a Robert Rauschenberg. Il focus è sui primi anni della sua carriera, con opere provenienti dalla collezione privata della Cy Twombly Foundation. La mostra è anche un omaggio al centenario della nascita di Rauschenberg, uno dei più grandi innovatori dell’arte americana.
Qui si raccolgono sei lavori fondamentali che raccontano il percorso creativo dell’artista in un momento cruciale. Sono opere che raccontano la stretta amicizia e collaborazione con Cy Twombly, con cui condivise esperienze artistiche e culturali tra New York, Italia e Spagna.
Tra i pezzi più importanti c’è una delle prime sculture di Rauschenberg del 1950, salvata proprio da Twombly in un’epoca in cui molte sue creazioni rischiavano di andare perdute. Accanto, “Untitled” , un grande cianotipo realizzato con Susan Weil, che mostra tutta la forza della sperimentazione tecnica dell’artista.
L’allestimento dà l’impressione di entrare in un racconto personale, quasi privato, che mette in luce il valore umano e artistico del legame tra due protagonisti fondamentali dell’arte contemporanea americana.
