
“Un’immagine vale più di mille parole”: mai proverbio fu più vero. Il World Press Photo 2026 lo dimostra con forza, selezionando oltre 57mila fotografie da 141 Paesi. Qui, la realtà si svela senza filtri, a tratti dura, a tratti straordinaria. Le contraddizioni globali emergono nette, tra crisi che sembrano non avere fine e la tenacia della resilienza umana. C’è chi documenta un’aula di tribunale negli Stati Uniti, chi percorre le vie di Gaza, chi racconta la giustizia in Guatemala o le antiche tradizioni equestre del Marocco. Ogni scatto parla di diritti negati, ingiustizie che pesano, ma anche di speranze e lotte che non si fermano. Fotografi come Carol Guzy, Saber Nuraldin, Victor J. Blue e la nostra Chantal Pinzi ci offrono uno sguardo diretto, crudo, senza compromessi.
Carol Guzy: la foto che denuncia la separazione forzata a New York
Il premio più ambito, Photo of the Year, è andato a Carol Guzy per lo scatto “Separati dall’ICE”. La foto mostra un momento di forte tensione durante un’udienza al Jacob K. Javits Federal Building di New York. Un uomo viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement davanti agli occhi della sua famiglia. Un’immagine straziante che mette a nudo la durezza di una politica migratoria implacabile. Non è solo cronaca, ma una testimonianza diretta e toccante che porta alla luce una realtà spesso nascosta: il sistema giudiziario trasformato in un luogo di trauma, dove la legge non sembra più portare giustizia, ma punizione. La freddezza degli agenti contrasta con la vulnerabilità di chi, anche agendo in buona fede, si trova davanti a un destino segnato da separazione e incertezza.
Gaza, la crisi nelle immagini di Saber Nuraldin: fame e disperazione
Al secondo posto Saber Nuraldin con “AID Emergency in Gaza”, che racconta la crisi umanitaria che da anni affligge la Striscia di Gaza. Nella foto, una folla si arrampica su un camion di aiuti umanitari, segno evidente della fame e della disperazione di una popolazione allo stremo. Nel 2025 la situazione ha raggiunto un punto critico. Una commissione indipendente dell’ONU ha parlato di genocidio, mentre Israele ha imposto un blocco totale agli aiuti. Gli osservatori internazionali denunciano l’uso della fame come arma di guerra. Tra maggio e ottobre dello scorso anno, oltre 2.400 palestinesi sono morti vicino ai punti di distribuzione degli aiuti o nei dintorni. Nonostante il cessate il fuoco di ottobre, più del 75% della popolazione soffre ancora di malnutrizione e insicurezza alimentare. Questa foto è molto più di uno scatto: è un grido che attraversa confini e denuncia una crisi umana e politica.
Guatemala, la giustizia che arriva dopo decenni: le donne Achi di Victor J. Blue
Con un registro emotivo diverso, la fotografia “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue racconta un momento storico per i diritti delle popolazioni indigene del Guatemala. Scattata davanti a un tribunale di Città del Guatemala il 30 maggio 2025, mostra un gruppo di donne Maya Achi, sopravvissute a anni di violenze durante la guerra civile iniziata nel 1960. Tra loro Doña Paulina Ixpatá Alvarado, vittima di detenzioni e torture, è ritratta nel giorno in cui tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per crimini contro l’umanità e stupri sistematici. Una vittoria che arriva dopo decenni di silenzi e sofferenze. La giuria ha sottolineato come il fotogiornalismo, spesso in condizioni difficili, continui a svolgere un ruolo essenziale nel portare alla luce storie altrimenti dimenticate, contribuendo a costruire memoria e verità.
Chantal Pinzi e le donne marocchine che sfidano la tradizione nella Tbourida
Tra i vincitori italiani spicca il progetto “Farīsāt: Gunpowder’s Daughters” di Chantal Pinzi, che racconta la trasformazione culturale attraverso lo sguardo di donne marocchine impegnate nella Tbourida, disciplina equestre tradizionale finora riservata agli uomini. Questa pratica richiama antiche tecniche di guerra arabe ma, per secoli, ha escluso la partecipazione femminile. Pinzi segue la nuova generazione di cavallerizze che sfidano norme patriarcali radicate, riscrivendo la storia culturale del Paese. Un racconto di resistenza femminile che passa attraverso lo sport, diventando gesto di rottura e cambiamento sociale. Pinzi, che ha già raccontato le lotte di donne in Colombia e India, definisce questo lavoro una promessa mantenuta, confermando il valore della fiducia tra fotografo e soggetto.
World Press Photo 2026, la mostra che racconta storie nascoste e verità urgenti
Le foto premiate saranno protagoniste della mostra itinerante del World Press Photo Contest, che nel 2026 toccherà oltre 60 città nel mondo. Si parte il 24 aprile ad Amsterdam, nella prestigiosa De Nieuwe Kerk. In Italia la mostra arriva a Roma, a Palazzo Esposizioni, dal 7 maggio al 29 giugno, per poi proseguire al Festival della Fotografia Etica di Lodi, dal 26 settembre al 25 ottobre. Infine, sarà a Bologna, nella Galleria Modernissimo, dal 30 ottobre al 30 novembre. Un’occasione unica per confrontarsi con immagini che raccontano il presente globale, mettendo al centro chi ha il coraggio di testimoniare e denunciare. Attraverso questi scatti, il mondo si mostra nelle sue tante sfumature, tra ingiustizie e resistenze, offrendo una lettura più profonda e consapevole dei fatti che ci circondano.
