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Alchemilla Residency Program: Rivoluzione Abitativa tra Storia e Innovazione a Palazzo Vizzani

Redazione 21 Aprile 2026

Nel cuore di Bologna, Palazzo Vizzani custodisce più di quattro secoli di storia. Le sue stanze, ornate da decori antichi, parlano di potere e prestigio, ma ora quel passato si fonde con il presente. Qui, tra muri secolari, prende vita un progetto che rompe con l’immobilità del tempo: Alchemilla. Fino al 2026, questo spazio si trasforma in un laboratorio di creatività, dove artisti da tutto il mondo trovano non solo una casa, ma un terreno aperto alla sperimentazione. Un luogo che sfida la tradizione, riscrivendo il significato stesso di abitare, tra memoria e innovazione.

Palazzo Vizzani: da residenza nobiliare a hub creativo

Palazzo Vizzani non è solo un museo di storia, ma un luogo che fa nascere nuove idee. Le stanze che un tempo ospitavano famiglie nobili oggi accolgono voci creative da ogni parte del mondo. Quel senso di isolamento che proteggeva i suoi abitanti dal caos esterno si trasforma in apertura verso un contesto sociale e ambientale in evoluzione. È questo il cuore della residenza d’artista gestita da Alchemilla, con la direzione di Camilla Sanguinetti, la curatela di Giulia Giacomelli e Gabriele Tosi e il sostegno della Banca di Bologna.

Il rapporto tra protezione e appartenenza si trasforma. Se un tempo il palazzo era un simbolo di status, oggi diventa uno spazio di rigenerazione emotiva e visiva, per chi ci vive e per gli artisti che lo attraversano. La sfida è guardare questo luogo con occhi nuovi, scoprendo dettagli che spesso sono sfuggiti o sono stati dimenticati. Palazzo Vizzani risponde così a una necessità concreta della città: la scarsità di spazi dedicati alla sperimentazione artistica, un problema che rischia di far fuggire talenti e idee.

Alchemilla: tempo e spazio per la ricerca artistica

Alchemilla propone qualcosa di diverso rispetto ai classici programmi d’arte: non si limita a ospitare artisti, ma offre loro il tempo per lavorare a fondo, senza fretta. Il percorso si articola in tre fasi: prima la ricerca individuale negli spazi protetti del palazzo, dove si può sperimentare liberamente; poi l’immersione nel panorama artistico bolognese, ricco di stimoli e incontri; infine, il confronto con il pubblico attraverso performance, mostre o conversazioni, scelte dagli artisti stessi per raccontare il loro lavoro.

Un dettaglio non secondario è il linguaggio usato per descrivere questi momenti di condivisione. Il termine “restituzione” è stato evitato per non suggerire un obbligo o una forma rigida. Si preferisce “apertura”: una parola che richiama curiosità, generosità e uno scambio continuo tra spazio, artista e pubblico.

Tre artiste internazionali raccontano l’abitare in trasformazione

Il programma dal 2024 al 2026 ospiterà tre artiste mid-career, ognuna con un background e uno sguardo diverso, ma tutte capaci di portare temi di grande attualità.

Benedetta Fioravanti, presente da aprile a maggio, indaga il senso di famiglia attraverso materiali digitali presi da internet e social network. Il suo lavoro esplora un sentimento domestico collettivo e invisibile, in dialogo con realtà locali di archiviazione video privati come Home Movies. Così la casa si allarga, diventando anche una rete di ricordi condivisi nel mondo digitale.

Sofía Durrieu, scultrice argentina che vive in Svizzera, sarà al palazzo tra giugno e luglio. Il suo lavoro è un’indagine sul corpo e le sue relazioni nello spazio pubblico, con un focus sul “consenso”. Le sue installazioni in bronzo e acciaio trasformano materiali duri in un linguaggio che parla di fragilità e negoziazione tra corpo e ambiente, come dimostra l’opera “Exoskeletons – Rib-bons” del 2024.

Eleni Tomadaki, pittrice greca formata a Londra, sarà ospite da ottobre a novembre. Le sue grandi tele a olio mettono in scena una tensione che richiama l’arte informale bolognese, con una forza viscerale e selvaggia. La sua pittura non reprime il caos, ma lo trasforma in materia viva, fatta di segni intensi e spesso duri.

Un’abitazione che diventa pratica sociale

Alchemilla non si limita a produrre arte: la residenza è un’occasione per ripensare la vita negli spazi storici di una città in trasformazione. Stare a Palazzo Vizzani significa mettere in pratica l’accoglienza, dove l’intimità si apre all’incontro con l’altro, in una realtà sempre più complessa e interconnessa.

Qui abitare non è più qualcosa di fermo o esclusivo, ma un processo in movimento. Le fratture del presente — climatiche, sociali, urbane — diventano opportunità per nuovi incontri e dialoghi. Alchemilla si fa così catalizzatore di esperienze che offrono agli artisti spazio e tempo, ma anche alla città momenti di scambio, riflessione e rinascita culturale.

La sfida è trasformare la pratica in vita, ricordando che ogni luogo conserva potenzialità da scoprire e reinventare. Palazzo Vizzani, simbolo del passato, si proietta verso un futuro fatto di relazioni e progetti aperti, dove arte e abitare si intrecciano per dare senso a quello che ci circonda.

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