La madre non è mai sul palco, eppure si sente in ogni angolo della casa. “I turni”, la nuova commedia di Cristina Comencini, apre una finestra su una famiglia sospesa tra affetto e rancori. Al teatro Mercadante di Napoli, il racconto scorre tra battute leggere e silenzi pesanti, svelando il lento logorarsi di rapporti che sembrano inscalfibili. Due sorelle si alternano nella cura di quella madre malata, un compito che divide e unisce allo stesso tempo. Poi, come un sasso gettato in uno stagno tranquillo, arriva un fratello lontano, il cui ritorno riaccende vecchie ferite e porta a galla verità taciute. In quel mix di ricordi e tensioni, si disegna un quadro familiare tanto fragile quanto universale.
La trama ruota attorno a Diana, Patrizia e Stefano, tre fratelli che vivono nella stessa città ma sembrano lontanissimi. Le due sorelle si alternano nei turni di assistenza alla madre malata, portando sulle spalle il peso delle responsabilità e di un rapporto segnato da distanze non solo fisiche ma soprattutto emotive. Stefano, il fratello più giovane, è sparito da tempo per stabilirsi altrove, ma torna all’improvviso con la scusa di una breve visita. Dietro le quinte, però, le sorelle escogitano un modo per trattenerlo più a lungo. Questo ritorno forzato fa riemergere rancori sopiti e ferite mai davvero rimarginate. I loro dialoghi, a tratti taglienti e ironici, lasciano spazio anche a silenzi pesanti e sguardi carichi di significato, raccontando una storia di legami complessi e sentimenti ambivalenti.
Sul palco, lo spettacolo mostra le tante sfumature dei rapporti tra fratelli e la difficoltà di affrontare insieme la malattia di un genitore. Diana e Patrizia, pur vivendo nello stesso contesto, si vedono poco e preferiscono evitare scontri diretti, affidandosi ai turni per mantenere un’apparenza di collaborazione. Stefano invece si sente sempre un estraneo, accumulando distanza e silenzi per anni, fino a quel ritorno che porta con sé rimpianti e risentimenti. Ognuno parla non solo con le parole ma anche con il corpo, rivelando rancori nascosti, affetti non detti e fragilità profonde. Questo intreccio umano rende la messa in scena uno specchio fedele delle difficoltà che molte famiglie si trovano ad affrontare, soprattutto quando c’è una malattia a cambiare gli equilibri e le generazioni.
Cristina Comencini si concentra su temi universali, a cominciare dalla famiglia come luogo di relazioni complicate e spesso contraddittorie. “I turni” racconta il delicato equilibrio tra amore e conflitto che accompagna la cura di una madre anziana e malata, senza dimenticare le storie personali di ognuno dei fratelli. La commedia oscilla tra momenti di ironia sottile e passaggi più amari e riflessivi. Questa alternanza mette in luce l’umanità dei protagonisti, intrappolati tra doveri, aspettative, sogni infranti e qualche speranza che resiste.
Nel corso dello spettacolo spuntano anche riferimenti letterari e culturali che arricchiscono il racconto, offrendo spunti di riflessione sui ricordi d’infanzia e sulle scelte fatte nel tempo. La madre malata resta sempre dietro le quinte, evocata solo con parole e gesti, ma la sua presenza invisibile è il motore di tutte le tensioni. Il tempo diventa così un protagonista silenzioso, scandendo i turni di cura e le pause tra quello che viene detto e quello che rimane nascosto. L’incapacità di comunicare davvero e il rimpianto per le parole non dette creano l’atmosfera di un dramma familiare che è anche un racconto generazionale, dove il passato pesa sul presente.
Detto questo, la scrittura di Comencini – che firma anche la regia – mostra qualche debolezza sul piano drammaturgico. Alcuni passaggi sembrano sbrigativi, con svolte narrative rapide che non trovano un vero approfondimento, lasciando alcune rivelazioni dolorose senza il peso che meriterebbero. L’intensità emotiva si affievolisce troppo in fretta, impedendo una vera resa dei conti tra i personaggi. Nonostante questo, il racconto tiene soprattutto grazie alle dinamiche tra i personaggi e alla forza degli attori.
Sul palco di “I turni” ci sono Andrea Renzi, Iaia Forte e Licia Maglietta: tre attori che hanno una lunga esperienza e un legame profondo con il teatro napoletano. Cresciuti artisticamente negli anni Ottanta e Novanta tra i Teatri Uniti e Falso Movimento, hanno lavorato con grandi nomi come Mario Martone, Toni Servillo e Antonio Neiwiller. Questa storia comune si sente tutta nella loro presenza scenica, che unisce intensità e naturalezza.
La loro sintonia è evidente durante la performance: i dialoghi serrati si alternano a pause cariche di tensione, e la chimica tra i tre rende credibili i conflitti e le ambiguità dei personaggi. La loro recitazione dà spessore a un testo che a volte manca di complessità, compensando con emozioni genuine e un coinvolgimento che non si perde mai. La scenografia, semplice e funzionale, riproduce un salotto con pareti e porte che suggeriscono gli spazi domestici, mentre la stanza della madre resta nascosta, invisibile ma sempre presente. Questa scelta accentua il senso di assenza che pesa su tutti e aumenta la tensione sul palco.
Dopo il debutto al teatro Mercadante, “I turni” si prepara a lasciare Napoli per approdare al Teatro Marrucino di Chieti, con repliche il 21 e 22 marzo 2024. Un’occasione per allargare il pubblico e portare questa storia di famiglia, cura e memoria anche altrove.
Lo spettacolo riesce a superare il confine della singola città e apre un dibattito sulle difficoltà della convivenza familiare e sulle fatiche di ogni giorno. “I turni” richiama l’attenzione su temi spesso messi da parte, restituendo un ritratto sincero delle relazioni umane e delle difficoltà a trovare un dialogo vero in famiglia. Così il teatro si conferma uno spazio di riflessione e confronto, capace di parlare a tutti e di diventare materia di interesse nazionale.
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