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Napoli inaugura Mari di disattenzione profonda: Yuri Pattison e l’arte digitale incontrano l’archivio Paul Thorel

Redazione 20 Marzo 2026

Napoli si fa teatro di un incontro insolito: l’arte digitale che sfida la memoria e riscrive i confini del presente. La Fondazione Paul Thorel ha appena inaugurato un ciclo di mostre che mette in dialogo l’archivio di un artista londinese adottato dalla città con le opere di chi, oggi, esplora le nuove frontiere digitali. Al centro, Yuri Pattison, irlandese tra Londra e Parigi, intreccia la sua ricerca con quella di Thorel. Il risultato? Una riflessione intensa su spazio, tempo e potere, resi sempre più fluidi dalle società iperconnesse. Qui, l’arte si trasforma in una voce critica capace di raccontare il continuo intreccio e scontro tra tecnologia e natura.

Yuri Pattison: il digitale tra politica e ambiente

Yuri Pattison sa vedere le connessioni invisibili che legano dati, tecnologia e geopolitica globale. Nato in Irlanda e diviso tra due capitali europee, ha costruito un percorso dove la tecnologia diventa chiave per capire le infrastrutture che regolano il nostro presente. Il suo lavoro punta sul dato digitale, spesso percepito come immateriale, ma che in realtà ha una materialità fatta di energia, risorse naturali e strutture concrete.

Le sue ultime opere affrontano l’inquinamento e l’impatto ambientale dei flussi di dati. Ogni click, ogni transazione online, infatti, consuma energia e produce emissioni. Pattison parte da un dato semplice ma potente: per leggere un’email o aggiornare un social, i dati viaggiano attraverso cavi, server e satelliti, sfruttando risorse naturali e inquinando l’aria. Questi aspetti diventano protagonisti nelle sue installazioni a Napoli, dove sensori raccolgono in tempo reale dati su anidride carbonica, polveri sottili, umidità e temperatura, trasformandoli in immagini luminose e pulsanti che raccontano lo stato dell’ambiente intorno a noi.

Il tramonto artificiale che ha ispirato la sua ricerca non è solo un effetto scenico, ma un modo per mettere a nudo l’equilibrio fragile tra ciò che consideriamo immateriale e le conseguenze concrete sul pianeta. L’uso del linguaggio visivo dei videogiochi, che ormai permea ambienti, finanza e architettura, serve a Pattison per mostrare quanto la simulazione domini la nostra percezione del reale, con uno sguardo che è insieme distaccato e coinvolto.

Paul Thorel: rivoluzione digitale nel paesaggio artistico

Paul Thorel, scomparso nel 2020, è stato una voce fondamentale nell’arte napoletana e internazionale. Nato a Londra nel 1956 e formato nello studio di Carla Accardi, ha presto abbandonato la pittura tradizionale per abbracciare il digitale come mezzo di espressione. Per lui lo spazio digitale non era solo un contesto, ma un territorio da esplorare per smantellare l’immagine classica del paesaggio e rompere con la tradizione.

Alla Fondazione si possono vedere lavori come “Colloqui Laterali N°1” , un pezzo unico che raccoglie sessantotto immagini di mari e orizzonti digitalmente elaborate e poi dipinte a mano. Questo mix di stratificazioni e ripetizioni mette al centro un gesto pittorico che è insieme cura e resistenza contro il dominio automatico del digitale. I colori forti e strani, lontani dalla sua palette abituale, aprono a una visione che si sottrae alla normalizzazione tecnologica, sottolineando il valore della materia e della soggettività umana nell’arte di oggi.

Thorel guardava con ironia alle avanguardie storiche: lontano dalle mode passate, il suo lavoro digitale punta a interventi diretti, senza mediazioni politiche apparenti, per ripensare il legame tra tecnologia e realtà artistica.

Due sguardi sul digitale a confronto

La mostra mette a confronto due modi diversi di guardare il digitale, quello di Thorel e quello di Pattison, legati dal tema ma con approcci distinti e complementari. Per Thorel il digitale è soprattutto uno spazio di sperimentazione e libertà formale, un altrove artistico svincolato da ogni legame fisico e tradizionale. Pattison invece mette in luce la dimensione politica ed ecologica del digitale, mostrando i costi materiali nascosti dietro l’apparente leggerezza della tecnologia.

Entrambi sentono la necessità di mettere in discussione l’idea del progresso tecnologico come destino inevitabile. Denunciano il rischio di una passiva immersione nella tecnologia e sottolineano l’urgenza di rinegoziare il nostro rapporto con la realtà. Da questa tensione nasce una molteplicità di significati che spingono lo spettatore a riflettere sulla complessità del presente.

L’arte che fa capire il mondo di oggi

Le opere alla Fondazione Paul Thorel non sono solo installazioni statiche, ma processi aperti che interagiscono con l’ambiente, i dati e il pubblico. Il lavoro di Pattison, con i suoi dispositivi interattivi, mostra come l’esperienza digitale possa dialogare con il contesto reale, rispondendo in tempo reale e rivelando la fragilità ambientale e sociale che ci circonda.

Così l’arte diventa un laboratorio di critica e consapevolezza, dove la partecipazione di chi guarda entra a far parte dell’opera stessa. L’esperienza diventa lo strumento fondamentale per far emergere ciò che di solito resta nascosto, trasformando la percezione e facendo dell’arte un mezzo indispensabile per leggere in profondità le dinamiche del nostro tempo.

Il “mare digitale globale” evocato dalla mostra è la metafora di una rete complessa che lega tecnologia, ambiente e società. Napoli, con questo ciclo, diventa un luogo di riflessione decisivo, dove storie e tecnologie diverse si incontrano per mettere a fuoco contraddizioni e possibilità del nostro presente.

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