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Art Basel 2026 abbraccia l’arte digitale: Trevor Paglen guida l’espansione di Zero 10 alla fiera svizzera

A Basilea, nel 2026, l’arte digitale conquista finalmente il centro della scena. Art Basel, che per anni ha guardato da lontano questo fenomeno in crescita, lancia Zero 10, un programma interamente dedicato a questo mondo in rapida evoluzione. A guidarlo, due nomi di spicco: Trevor Paglen, artista noto per esplorare il confine tra tecnologia e società, ed Eli Scheinman, stratega digitale con un occhio attento alle nuove tendenze. Il mercato dell’arte cambia volto, spinto da un pubblico sempre più connesso, affamato di nuovi linguaggi e nuove narrazioni. Questa svolta segna un passo deciso verso il futuro della creatività.

Zero 10 arriva a Basilea: tra innovazione e tradizione

Zero 10 non è un volto nuovo: ha già fatto il suo ingresso a Miami Beach nel 2025 e a Hong Kong nel 2026. Ma la vera novità è vederlo integrato nella storica fiera svizzera, la più antica e prestigiosa. Lo spazio scelto è l’Event Hall di Messeplatz, accanto ad Art Basel Conversations, segno chiaro che il digitale è diventato un pilastro imprescindibile dell’evento. Dal 17 al 21 giugno 2026, con l’anteprima del 16, dieci espositori internazionali presenteranno artisti che lavorano con arte generativa, media art, intelligenza artificiale, sistemi computazionali e pratiche post-internet. Un viaggio ampio e approfondito nel panorama digitale contemporaneo.

L’ingresso sarà gratuito, una scelta che vuole aprire le porte a un pubblico vasto e variegato, perché l’arte digitale non è più roba per pochi addetti ai lavori, ma un fenomeno che parla alla cultura e alla vita di tutti noi, immersi in un mondo sempre più connesso.

Paglen e Scheinman: un dialogo tra generazioni

A guidare la curatela di Zero 10 ci sono Trevor Paglen, artista e teorico, e Eli Scheinman, curatore con un solido background nel Web3 e nel collezionismo digitale. Insieme costruiscono la mostra attorno al tema The Condition, un’occasione per riflettere sulle condizioni del nostro tempo: un mondo dominato da immagini artificiali, algoritmi che prendono decisioni, e intelligenze artificiali che modellano la percezione.

Paglen porta con sé un bagaglio di esperienze che vanno dall’arte alla ricerca politica, passando per la cultura visuale digitale. Per decenni ha esplorato sistemi di sorveglianza, immagini satellitari, machine vision, intelligenza artificiale e apparati militari. Le sue opere hanno varcato confini insoliti, come una scultura radioattiva a Fukushima o un progetto in orbita con il MIT. Nel 2026 uscirà anche il suo libro How to See Like a Machine: Images After AI, che approfondisce il rapporto tra percezione e intelligenza artificiale.

Scheinman, invece, aggiunge la sua esperienza nell’arte digitale, Web3 e NFT, inserendo Zero 10 in un dialogo critico e storico su fenomeni che stanno trasformando la cultura a livello globale.

Artisti in mostra: tra tecnologia, memoria e futuro digitale

La selezione degli artisti mette in luce il legame tra storia e innovazione. Tra i nomi più attesi c’è Hito Steyerl con Green Screen: una parete LED fatta di vetro riciclato che ospita immagini generate da IA e segnali bioelettrici di piante vive, trasformando suoni e animazioni in un continuo fluire di natura e tecnologia.

Avery Singer porta Shit Coin Maxi, un’opera che racconta la cultura speculativa delle criptovalute, fotografando un nodo cruciale dell’economia digitale. Andreas Gursky esporrà Ocean V, parte della sua serie di immagini oceaniche realizzate con dati satellitari, una riflessione visiva sul rapporto tra natura e tecnologia.

Da non perdere Aziza Kadyri, vincitrice dell’Art Basel Awards Medalist 2026 nella categoria Emerging Artist. La sua installazione A Borrowed Hand intreccia memoria culturale e intelligenza artificiale, usando elementi tessili e metallici tratti dai ricami tradizionali dell’Asia Centrale, unendo passato e futuro con sensibilità.

Infine, la pioniera della computer art Vera Molnar sarà presente con progetti legati agli algoritmi e al disegno. Parallelamente, il Kunstmuseum Basel le dedicherà una mostra monografica, rafforzando il legame tra arte digitale e realtà culturale della città.

Una rete di collaborazioni per raccontare il digitale

Zero 10 coinvolge anche gallerie e piattaforme specializzate come bitforms, Art Blocks, Fellowship e Upstream Gallery. Fondamentale il contributo del HEK – Haus der Elektronischen Künste di Basilea, che presenterà una sezione storica sulla net art degli anni ’90 e 2000, mettendo in luce le radici dell’arte digitale accanto ai suoi sviluppi più recenti.

Tra gli artisti coinvolti spiccano Ryoji Ikeda, noto per le sue traduzioni audiovisive di dati scientifici; Agnieszka Kurant, che esplora intelligenze non umane e sistemi auto-organizzativi; John Gerrard, con simulazioni digitali in tempo reale sulla crisi ambientale; e Rafael Lozano-Hemmer, con installazioni interattive legate a sorveglianza biometrica e percezione computazionale. Leander Herzog e Andreas Gysin porteranno lavori che mettono in luce la materialità e la dimensione partecipativa dell’arte generativa.

Questa rete di artisti, spazi e istituzioni costruisce un racconto complesso e sfaccettato del digitale, che va oltre la tecnologia per esplorarne le implicazioni culturali, sociali e politiche.

Art Basel fa sul serio: l’arte digitale conquista il centro della scena

Con l’espansione di Zero 10 e il suo debutto a Basilea, Art Basel conferma di voler guidare il cambiamento nel mondo dell’arte contemporanea. L’obiettivo è coinvolgere non solo il pubblico, ma anche istituzioni e mercato, riconoscendo l’arte digitale non più come una parentesi, ma come il cuore pulsante dell’arte di oggi.

La proposta di Paglen e Scheinman arriva in un momento cruciale: le estetiche digitali diventano strumenti indispensabili per capire e raccontare il presente, aprendo nuove strade per il linguaggio e l’interazione. Da Basilea parte una trasformazione destinata a ridefinire i confini tra arte, tecnologia e società per gli anni a venire.

Redazione

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