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Miart 2026: Christian Jankowski e le novità dal collezionista nella nuova sede di Allianz Mico

Trenta anni e non sentirli, o quasi. Miart 2026 si sposta nella South Wing di Allianz MiCo, con lo skyline di CityLife che domina la scena milanese. Tra i corridoi, il brusio è continuo, ma una domanda torna costante: “Any news from the collector?” Opere che vibrano di energia, artisti affermati che dialogano con nuove promesse, e un mercato che sembra fare un passo indietro rispetto alle speculazioni facili. Milano resta un punto d’incontro internazionale, ma questa volta con un ritmo più cauto. Le vendite ci sono, sì, ma si muovono tra prudenza e razionalità. I prezzi, solidi, si mantengono sotto i 50 mila euro; il collezionista? Più attento, più selettivo.

Miart cambia casa: sfide logistiche alla South Wing

Quest’anno Miart ha scelto la nuova ala sud di Allianz MiCo, un’area moderna, con il verde davanti e i grattacieli di CityLife a fare da cornice. Una mossa pensata per rinnovare l’esperienza, ma non senza qualche problema. La fiera si sviluppa su tre piani, con 160 stand: spazi ampi e nuovi percorsi, ma non sempre semplici da orientare. Molti galleristi, soprattutto quelli al secondo piano, hanno lamentato scarsa visibilità e difficoltà di accesso. Il risultato è stata una sensazione di dispersione, nonostante l’intenzione fosse quella di rendere tutto più fluido. Rimangono comunque apprezzate la qualità e la selezione internazionale degli espositori. La vera sfida di questa edizione è stata mettere insieme l’attrattiva di una sede moderna con una fruizione chiara e funzionale, cercando di conciliare esigenze diverse.

Mercato sotto la lente: vendite con il freno a mano tirato

Il clima commerciale di Miart 2026 è stato positivo, ma più prudente rispetto agli anni di boom. Freddie Burness, direttore di Cadogan Gallery, racconta di una Milano che si fa sempre più protagonista nel panorama artistico mondiale, attirando un pubblico internazionale in crescita. Le vendite si concentrano soprattutto tra i 5 mila e i 50 mila euro, segno di acquisti più ragionati, lontani da facili speculazioni. Anche P420, galleria bolognese, parla di un buon bilancio, con opere vendute da 1.000 fino a 40.000 euro e riconoscimenti per i propri artisti fuori dai confini nazionali. Il collezionista si mostra meno impulsivo, mentre le vendite di opere molto costose rallentano. A fare da motore è la fascia media, che mantiene viva la scena dell’arte contemporanea.

Tra nomi affermati e giovani talenti: le scelte delle gallerie

Gli stand puntano a un equilibrio tra artisti affermati e nuove proposte collegate alle mostre istituzionali in corso. Gallerie come Massimo De Carlo confermano l’attenzione al pubblico locale, mentre Mazzoleni punta su spazi inediti e produzioni particolari, come gli arazzi di Marinella Senatore. In generale, l’obiettivo è valorizzare progetti che dialogano con istituzioni culturali, offrendo un ventaglio variegato pensato per collezionisti attenti all’innovazione e alla qualità. Alcuni galleristi hanno sottolineato come la nuova articolazione degli spazi abbia portato sia opportunità sia difficoltà, una dicotomia che caratterizza questa edizione. In più, emerge una maggiore strutturazione del mercato, dove contano molto la documentazione delle opere e la presenza degli artisti nei circuiti internazionali.

Critiche e lamentele: organizzazione sotto esame

Nonostante il consenso per la qualità delle proposte, la nuova disposizione degli spazi divide le opinioni. Antonio Addamiano di Dep Art Gallery segnala confusione nella logistica e percorsi poco chiari tra le diverse sezioni. Un punto positivo, secondo lui, è la forte presenza di pubblico internazionale e l’interesse verso le opere di fascia alta, anche se molti compratori preferiscono prendersi tempo prima di concludere. Sara Cirillo di Secci e Leonardo Farsetti di Frediano Farsetti mettono invece in luce problemi di visibilità e accessibilità, soprattutto al secondo piano. Questa frammentazione appesantisce un’esperienza che potrebbe essere più incisiva, complice anche uno spazio più stretto rispetto alla storica sede milanese del MiCo. Il messaggio che arriva è chiaro: serve rivedere la mappatura degli spazi per migliorare.

Vendite e segnali di un collezionismo in ripresa

Tra alti e bassi, le vendite confermano che Milano resta un punto di riferimento, capace di attirare 16.700 contatti VIP, con un +20% rispetto al 2025. Orma, per esempio, ha registrato buoni risultati con opere di giovani artiste vendute tra 3.600 e 7.000 euro, attirando anche l’attenzione di fondazioni museali, italiane e straniere. Giò Marconi ha chiuso vendite importanti con opere di Schifano e Alice Visentin, consolidando contatti per il futuro. Nel complesso, il collezionismo si fa meno frettoloso e più riflessivo, con le operazioni più importanti che si diluiscono nel tempo. Le vendite sotto i 50 mila euro restano il cuore pulsante della fiera, fondamentali per mantenere viva l’energia del mercato.

La domanda “Any news from the collector?” resta aperta, senza una risposta definitiva. Intorno a questo interrogativo però si raccolgono segnali di un mercato che sta cambiando passo, con più prudenza ma senza perdere il contatto tra operatori e pubblico. Miart 2026 conferma il suo ruolo di appuntamento chiave per un sistema artistico milanese sempre più internazionale. Nell’aria si avverte la necessità di nuove strategie e modelli organizzativi, capaci di unire qualità, accessibilità e visibilità efficace per tutti i protagonisti.

Redazione

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