Scandalo e genio spesso camminano a braccetto, diceva Egon Schiele, pittore austriaco che ha fatto dell’espressionismo un grido di libertà e provocazione. Dal 20 al 22 aprile, nelle sale italiane, arriva Tabù. Egon Schiele, un docufilm firmato Michele Mally che non si limita a raccontare una biografia, ma apre una porta sul cuore pulsante dell’Europa di inizio Novecento. Tra Vienna e Praga, città intrise di tensioni politiche e fermenti culturali, la narrazione prende vita con la voce intensa di Erika Carletto. È lei a condurre lo spettatore tra archivi polverosi e ricostruzioni vivide, svelando i lati più controversi e affascinanti della vita e dell’arte di Schiele.
Il film si apre nell’atelier di Egon Schiele, luogo dove si intrecciavano arte e vita privata, con Wally Neuzil, compagna e musa fondamentale per molte sue opere. Vienna e Praga non sono solo sfondi, ma protagoniste di un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e culturali. Schiele emerge come un artista deciso a rompere con le regole estetiche e morali del suo tempo.
Al centro c’è l’eros, inteso non solo come erotismo, ma come forza creativa capace di scuotere la mentalità tradizionale. I suoi nudi, spesso espliciti e provocatori, sfidano la censura e mettono in discussione la morale, mantenendo ancora oggi la loro carica dirompente. Il film sottolinea il 1910 come anno chiave: è qui che Schiele trova la sua cifra stilistica, mentre la cometa di Halley appare come metafora a collegare epoche e spazi lontani.
Il docufilm fa una scelta narrativa audace inserendo la figura di Franz Kafka, senza mai affermare che i due si siano incontrati davvero. Il confronto serve a mettere in parallelo due mondi segnati da ansie e tensioni profonde. Entrambi vivono in contesti carichi di ambiguità e paure, preludio a un cambiamento storico imminente.
Kafka diventa così un simbolo letterario che amplifica il senso di alienazione e la ricerca di significato tipici di quegli anni. Tra visioni oniriche e realtà distorte, il film crea un’immagine forte della modernità alle porte della Prima guerra mondiale.
Il racconto si chiude idealmente nel 1918, anno in cui muoiono Egon Schiele e Gustav Klimt, due figure emblematiche di un’arte che si intreccia e si confronta. Quello stesso anno segna anche la fine dell’Impero austro-ungarico, aprendo la strada a un nuovo capitolo storico e culturale.
La modernità che nasce da quelle macerie influenza profondamente arte e società. Ma il lavoro di Schiele resta potente, toccando temi universali come il corpo, la morte e l’identità, che resistono al passare del tempo e continuano a provocare chi guarda.
Tabù. Egon Schiele non è solo una biografia filmata, ma una riflessione sull’arte come specchio delle contraddizioni umane. Il film invita a guardare oltre la superficie, a scoprire la forza dirompente e la genialità che Schiele ha lasciato nel panorama europeo del Novecento.
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