Il calcio è la mia prima pennellata. Marco Adamo, ex calciatore pugliese, non ha mai smesso di inseguire il pallone. Solo che oggi lo usa per dipingere, lasciando impronte di energia e movimento su tele bianche. Quel pallone, un tempo compagno di sfide e sudore, diventa ora uno strumento d’arte, capace di imprimere un gesto fisico e potente, quasi scultoreo. Alla SimonBart Gallery di Bologna, la mostra “Open Field” mette in scena questa trasformazione: il corpo che una volta correva sul prato verde si esprime ora tra colori e segni, raccontando una storia di passione e reinvenzione.
Trasformare un pallone carico di energia in uno strumento per lasciare tracce sulla tela non è un’idea del tutto nuova. Negli anni Cinquanta, artisti come Robert Rauschenberg avevano già sperimentato con impronte e movimenti impressi su superfici. Ma Adamo elimina ogni mediazione: niente macchine, niente ingranaggi. Usa il piede e la palla intrisa di pittura acrilica brillante, scelta anche perché si asciuga in fretta.
Ogni “pallonata” è un evento a sé, l’impatto e la quantità di colore si mescolano in schizzi e segni imprevedibili. È un’energia catturata sulla tela rigida, un gesto che è allo stesso tempo atletico e artistico. Questo metodo richiama l’action painting, quel tipo di pittura fatta di movimenti decisi e gesti istintivi, come faceva Pollock, ma con una concretezza più fisica. Il risultato è un linguaggio visivo fatto di traiettorie, intensità, sovrapposizioni di colore, che racconta la forza impressa nel movimento.
La mostra alla SimonBart Gallery è un viaggio nel lavoro di Adamo, capace di trasformare la tela in un campo di gioco, ma anche in un laboratorio di pittura. Si parte da opere dove l’impatto del pallone incontra finiture metalliche, come in “America” , dove l’acrilico si mescola a riflessi lucenti che esaltano la tridimensionalità delle impronte.
Man mano che si procede, le tele diventano più leggere, quasi sospese, come “Chirottero” , dove il movimento sembra sussurrare il colore. Poi si arriva a lavori più densi, come “Terra Calma” , dove tracce e colori si sovrappongono creando un paesaggio emotivo complesso. Nell’ultima sala, illuminata da luci UV, le vernici fluorescenti esaltano la forza delle “pallonate”, trasformando la mostra in un’esperienza immersiva, quasi teatrale. Qui pittura e movimento si fondono, accendendo la scena con una luce vibrante.
“Open Field” non si limita alla mostra. Dietro c’è anche un progetto che coinvolge sport e società, nato dalla collaborazione tra SimonBart Gallery, l’associazione OBLQA APS e il Bologna Football Club 1909. Il momento clou è stata una performance allo stadio Renato Dall’Ara con tre giocatori del Bologna: Federico Bernardeschi, Lorenzo De Silvestri e Riccardo Orsolini.
Al posto della rete, una grande tela su cui i calciatori hanno scagliato palloni intrisi di colore. Un gesto che per loro, abituati al controllo rigoroso, si è trasformato in un movimento liberatorio. La precisione si è mescolata alla casualità, dando vita a segni carichi di energia e imprevedibilità. Il risultato è un’opera corale che mappa colpi e traiettorie, fondendo il campo da gioco con la pittura.
“Open Field” ha anche un volto sociale grazie all’associazione Bimbo Tu, realtà bolognese che aiuta bambini con patologie neurologiche. L’opera nata dalla performance è esposta all’esterno della galleria, accompagnata dai palloni usati e da un pezzo di erba sintetica che richiama il campo di gioco.
Dentro la galleria si trovano anche scarpe da calcio, documenti e altri materiali che arricchiscono la storia dietro l’evento. Il quadro finale porta lo stemma del Bologna FC, inciso con uno stencil prima dell’azione e rimosso alla fine, diventando così un simbolo forte e identitario. L’opera sarà donata al club e accompagnata da una raccolta fondi a sostegno di progetti sociali collegati.
Marco Adamo non vuole solo stupire con la sua arte: il suo lavoro è una riflessione sul gioco come gesto libero e fondamentale, lontano dall’ossessione per la prestazione agonistica. Quel pallone scagliato sulla tela racconta una cosa semplice, ma essenziale: il bisogno di muoversi, di esprimersi e di ritrovare la spensieratezza del gioco.
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