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Franco Vaccari al Museion di Bolzano: la mostra che celebra l’arte visionaria del maestro della fotografia concettuale italiana

«L’arte non si guarda, si fa», sembra suggerire Franco Vaccari camminando tra le sue installazioni al Museion di Bolzano. Fino al 13 settembre 2026, il museo ospita una mostra che rompe gli schemi tradizionali, dedicata a uno dei grandi nomi dell’arte concettuale italiana del dopoguerra. Vaccari, modenese, scomparso nel 2025, ha trasformato la fotografia in un’esperienza sensoriale e interattiva. Qui, non sei un semplice spettatore: entri in uno spazio dove tempo, spazio e percezione si intrecciano, dove il rapporto con l’opera diventa un dialogo vivo. L’arte di Vaccari non si limita a mostrarti un’immagine, ti coinvolge, ti sfida a diventare parte del racconto.

Quando l’arte diventa esperienza condivisa

“Feedback. Gli ambienti di Franco Vaccari” è il risultato di una ricerca lunga e approfondita, nata con la collaborazione dell’artista e dell’archivio a lui dedicato. I curatori Luca Panaro e Frida Carazzato hanno raccolto fotografie, video, libri e materiali storici, ma soprattutto otto ambienti tra i più rappresentativi dei 43 creati da Vaccari tra il 1968 e il 2005. Spazi spesso temporanei e effimeri, installati in musei o gallerie, che rompevano con le esposizioni tradizionali trasformandole in “eventi in tempo reale”. Il pubblico non veniva guidato, ma stimolato a partecipare, creando un’interazione dinamica e imprevedibile con l’opera.

Dietro questi ambienti si nasconde una riflessione teorica profonda, ispirata a figure come Duchamp e Lévi-Strauss. La mostra è un equilibrio tra rigore e coinvolgimento emotivo. Le tecnologie usate da Vaccari, oggi considerate superate, raccontano però un tema attualissimo: la tecnologia non cambia solo il modo di vedere, ma modella la percezione e i comportamenti sociali. In un’epoca dominata dalle immagini e dall’iperconnessione, le intuizioni di Vaccari appaiono quasi profetiche.

L’oscurità che risveglia i sensi

Un tratto ricorrente nelle opere esposte è l’uso dell’oscurità, che Vaccari chiamava “silenzio ottico”. In un mondo sommerso da stimoli visivi, l’oscurità diventa uno strumento per risvegliare altri sensi. L’allestimento di Fosbury Architecture crea spazi oscuri dove il visitatore perde i punti di riferimento visivi, sperimentando disorientamento e ansia, proprio come nelle opere storiche “Scultura buia” e “Ambiente grigio multiuso, scatola per sondare lo spazio vicino e lontano” . Quest’ultimo usa un falso specchio che permette di guardare senza essere visti, invitando a riflettere sui meccanismi dell’osservazione e del voyeurismo.

L’oscurità si lega anche agli aspetti più nascosti della mente, l’inconscio e il rimosso. “Esposizione in tempo reale n. 10, Sogni n.1” è un’opera che coinvolgeva il pubblico in un’esperienza notturna, invitandolo a passare la notte in galleria e a esporre i sogni raccolti al mattino. A Bolzano questa esperienza torna grazie a un intervento sonoro di Francesco Fonassi e Luisali Theisen, che riporta in vita quel momento e sottolinea quanto ancora oggi siano vive le riflessioni di Vaccari su sogno e condivisione emotiva.

Partecipazione e comunità temporanee

Negli anni Settanta Vaccari ha puntato molto sulla partecipazione diretta, creando comunità temporanee durante le sue esposizioni in spazi pubblici. Al piano superiore del Museion si può vedere la ricostruzione fedele di “Esposizione in tempo reale n. 4 – Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio” , presentata alla Biennale di Venezia. Qui il pubblico era invitato a scattare una fototessera e appenderla sulla parete, dando vita a un’opera collettiva. Un esperimento che poteva fallire e invece ha raccolto oltre seimila immagini, un archivio di volti spontanei, eccentrici e talvolta provocatori. Un’anticipazione notevole del fenomeno del selfie e dell’esposizione digitale di oggi.

Accanto a queste tracce fotografiche si trova “Photomatic d’Italia” , un’installazione che Vaccari ha scelto di non attivare completamente, per mantenerne il carattere simbolico. Sempre al piano c’è “Bar Code-Code Bar” , uno spazio informale dove prendere un caffè e continuare a scambiare idee in un’atmosfera più intima. Nel 2003 è stato realizzato anche il “Mini cinema”, che proietta il cortometraggio “Provvista di ricordi per il tempo dell’Alzheimer”, una riflessione toccante sulla memoria e la perdita, che amplifica il coinvolgimento emotivo tipico di Vaccari.

Lo sguardo rovesciato: vedere Modena a livello di cane

Tra le opere più originali spicca “Modena vista a livello di un cane”, una serie fotografica in cui Vaccari racconta la sua città dal punto di vista di un cane, guardando tutto dal basso. Questa prospettiva capovolta invita a mettere in discussione le nostre certezze percettive e a ribaltare il modo naturale di osservare il mondo. I dettagli catturati, spesso ignorati, cambiano completamente la nostra esperienza visiva e aprono nuove riflessioni sul rapporto tra uomo, animale e ambiente urbano.

L’allestimento al Museion vuole ribadire l’eredità di Vaccari come innovatore che ha ridefinito l’arte come esperienza collettiva, fatta di scambi e risposte tra opera e spettatore. Ogni ambiente è un evento unico, capace di collegare passato e presente, teoria e sensazione, tecnologia e inconscio. A quasi un anno dalla sua scomparsa, questo omaggio valorizza una ricerca profonda e visionaria, ancora oggi di grande attualità per le sfide culturali che ci attendono.

Redazione

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