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Biennale di Venezia 2024: l’installazione esclusa del Sudafrica di Gabrielle Goliath esposta alla Chiesa di Sant’Antonin

Non capita spesso che un’opera rifiutata dalla Biennale d’Arte di Venezia riesca comunque a farsi strada in città. È il caso di Elegy, il video di Gabrielle Goliath, escluso dal Padiglione sudafricano ma pronto a essere mostrato dal 4 maggio nella chiesa di Sant’Antonin, nel cuore di Castello. La decisione arriva dopo una mossa controversa del ministro della Cultura sudafricano, Gayton McKenzie, che ha cancellato la mostra senza proporre alternative, lasciando il padiglione nazionale completamente vuoto per tutta la 61ª edizione della Biennale. Una scelta che ha sollevato molte critiche, ma che non ha fermato l’arte.

La cancellazione e le ragioni politiche dietro l’esclusione

La decisione ha scosso non solo il mondo dell’arte internazionale ma anche la comunità sudafricana. Elegy è un lavoro nato nel 2015, un rituale di lutto firmato Gabrielle Goliath dedicato alle vittime di violenza sessuale e razziale. Per Venezia, l’opera includeva un omaggio alla poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa nel 2023 durante il conflitto a Gaza. È proprio questo elemento che ha spinto McKenzie a bollare il progetto come «altamente divisivo», per il legame percepito con la questione israelo-palestinese. Dietro la scelta si è parlato anche di pressioni esterne sul processo di selezione, sebbene queste accuse siano state poi ridimensionate dalle fonti ufficiali.

L’artista ha sempre respinto l’idea di un’opera «divisiva». Per Goliath, il cuore di Elegy è il lutto universale, che include la memoria delle vite palestinesi segnate dalla violenza, ma senza approfondire il conflitto di Gaza come tema centrale. In una dichiarazione ha parlato apertamente di «genocidio», denunciando la morte di migliaia di civili, donne e bambini, un’affermazione che ha ulteriormente infiammato il dibattito politico intorno al lavoro.

Dentro Elegy: una performance di resistenza e memoria

Elegy è una performance senza parole. Sul palco, sette donne con formazione lirica si stagliano su uno sfondo nero, reggendo una nota lunga fino all’esaurimento del respiro. La sequenza si ripete, diventando un gesto di resistenza e memoria collettiva contro le violenze subite. L’installazione intreccia riferimenti storici importanti, come le donne Nama vittime del colonialismo tedesco in Namibia, un capitolo tragico di oppressione razziale.

A Venezia, il progetto si realizza grazie alla collaborazione con Ibraaz, piattaforma londinese che riflette sull’arte contemporanea e le sue connessioni con le questioni sociali e politiche. Goliath ha dichiarato che la sua risposta alla cancellazione vuole essere un segnale chiaro contro un precedente pericoloso, che rischia di soffocare la creatività culturale sotto il peso di interferenze politiche sempre più forti.

Tra ricorsi e polemiche: il vuoto del padiglione sudafricano

Pochi giorni prima dell’apertura della Biennale, Gabrielle Goliath ha presentato un ricorso per contestare l’esclusione, ma è stato respinto dalle autorità. Questo ha lasciato aperte molte polemiche sulla gestione politica di uno spazio espositivo così importante. Parallelamente, il governo sudafricano ha avviato verifiche sul processo decisionale legato alla Biennale.

Diverse voci del mondo artistico hanno criticato l’uso del padiglione nazionale come strumento di rappresentazione politica, sottolineando il rischio che l’arte venga strumentalizzata in contesti di tensioni diplomatiche. Nel 2023, il precedente governo di Pretoria aveva addirittura accusato Israele di genocidio a Gaza in una causa legale, ma McKenzie ha cambiato linea, schierandosi con Israele.

Intanto, il padiglione sudafricano resterà vuoto per tutta la durata della Biennale 2024, un fatto senza precedenti che apre a riflessioni profonde sulla libertà culturale e sulla gestione del patrimonio artistico nei grandi eventi internazionali.

L’arte di Gabrielle Goliath continua a viaggiare in Italia

Nonostante l’esclusione a Venezia, il lavoro di Gabrielle Goliath continua a farsi notare in Italia. A Milano, la Galleria Raffaella Cortese inaugurerà il 16 aprile una mostra personale, Bearing, dedicata ai suoi progetti più recenti.

Contemporaneamente, a Napoli, la sua opera è inserita nella collettiva E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità alla Fondazione Made in Cloister, una mostra che affronta temi di impegno sociale e storie di resilienza. Queste iniziative confermano la vitalità e la forza dell’arte di Goliath, capace di superare ostacoli politici attraverso il linguaggio contemporaneo.

Il caso sudafricano alla Biennale 2024 mostra così un quadro complesso, dove cultura, politica e memoria si intrecciano, sfidando i confini tra spazi ufficiali e percorsi alternativi di visibilità.

Redazione

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