A Milano, nella quiete rarefatta della galleria MATTA, le tele di Alessandro Aprile attraggono lo sguardo e lo trattengono. Nato a Modica nel 1999, Aprile non dipinge solo immagini, ma apre varchi verso ciò che si nasconde sotto la pelle delle cose. La luce che penetra con discrezione sembra voler rispettare un rito silenzioso. Varcare quella soglia significa perdersi in un mondo sospeso, fatto di forme che galleggiano e strati di materia che parlano senza voce. “Abissura” – parola nuova, coniugata per evocare un abisso che non è solo spazio ma un’immersione dentro l’anima – è il nome di questa esperienza, aperta fino al 28 marzo 2026, pronta a sfidare ogni certezza.
Le opere di Alessandro Aprile nascono da una tecnica complessa, fatta di sovrapposizioni e stratificazioni. Partendo dal monotipo, l’artista costruisce con l’olio strati su strati, creando superfici dense e ricche di materia granulare. Il risultato è un gioco di trasparenze e masse più solide che convivono in un equilibrio precario, ma affascinante. Nei grandi formati della mostra, questa stratificazione non è solo tecnica: diventa il segno tangibile di una ricerca interiore profonda.
Le tele non raccontano storie lineari, non seguono una narrazione precisa. Piuttosto, creano una presenza palpabile, una pesantezza esistenziale. Le figure di Aprile sono silenzi solidi: sembrano immobili e monumentali, ma dentro di loro si nasconde un’energia nascosta, che non si svela subito. Nel dipinto “Blu, quasi solitario” , la materia si fa strumento per distinguere: la figura a destra è più nitida, concreta, mentre quella a sinistra si dissolve in un’ombra indefinita, quasi sfuggente, evocando isolamento e distanza psicologica.
La parola “Abissura” racchiude un’idea forte e sfuggente. Le opere in mostra traducono questa complessità in immagini, proponendo l’abisso come un luogo interiore fatto di inviolabilità e solitudine. Le figure enigmatiche di Aprile sembrano evitare il confronto diretto, si dissolvono, si tengono a distanza, custodendo un’intimità nascosta dietro un velo impenetrabile.
Nel dipinto “La fine della Linea” , questa sensazione si fa ancora più intensa. Una figura occupa tutta la tela, racchiusa in un involucro quasi etereo. Questo bozzolo trasparente delimita uno spazio fragile e protetto, dove la luce fatica a passare. La pittura stratificata crea un effetto velato, che lascia intravedere ma non permette di penetrare. Non è solo isolamento fisico, ma una condizione esistenziale che parla di fragilità nascosta, di un nucleo intimo e inaccessibile.
Le opere di Alessandro Aprile, in questa sua prima mostra personale, chiamano lo spettatore a un confronto silenzioso ma profondo. Si è invitati a misurare con lo sguardo quella densità umana che le tele racchiudono. Qui la pittura non è più solo racconto figurativo, ma uno spazio di introspezione condivisa, quasi un paesaggio invisibile dove abitano emozioni complesse.
L’abisso di Aprile non è un vuoto da temere o da riempire, ma un luogo dove si può stare, rifugiarsi, riconoscersi. “Abissura” alla galleria MATTA non è solo una mostra d’arte, ma un percorso fisico e mentale dove materia e forma si intrecciano per raccontare, in modo nuovo e potente, la condizione umana.
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