
Davanti all’ingresso del TEFAF 2026, al MECC di Maastricht, spicca un’installazione sobria: colori tenui, eleganza misurata. Niente fuochi d’artificio o scenografie vistose. La fiera quest’anno punta dritta alla sostanza, lasciando da parte gli effetti scenici. Una studiosa di Liegi, una presenza fissa da più di dieci edizioni, scatta una foto nello stesso punto di sempre. Da lì parte il suo percorso lento, quasi rituale, lungo il tappeto rosso. Gli occhi si posano su ogni opera, i cataloghi sono stretti sotto il braccio. L’atmosfera è raccolta, quasi sacra, mentre intorno scorre il flusso vivace di appassionati, studenti, famiglie con bambini e, durante il weekend, persino qualche passeggino. Nel cuore pulsante di Maastricht si scrive una pagina importante del mercato dell’arte: 276 stand, una selezione ricca e raffinata, segno evidente che, nonostante le incertezze internazionali, il settore mantiene una vitalità sorprendente nel 2026.
Mercato in ripresa: più visitatori e vendite vivaci
I segnali di ripresa si vedono subito. Già dalle prime ore della preview le vendite confermano un mercato attivo. Boris Vervoordt, del Comitato Esecutivo del TEFAF, sottolinea come, nonostante le difficoltà geopolitiche ed economiche, i collezionisti non abbiano perso l’entusiasmo per opere di qualità. I numeri parlano chiaro: +5% di visitatori rispetto all’anno scorso e un aumento del 10% della presenza istituzionale, con 450 direttori di musei, curatori e patron riuniti per scambiare idee e acquistare capolavori. Sono proprio questi pezzi pregiati a trainare le vendite più importanti, spesso destinati a collezioni pubbliche o private di alto profilo. Un caso emblematico è la cessione del “Man with a Plumed Red Beret”, olio su tela del 1654 di Willem Drost, venduto dalla galleria Agnews alla Leiden Collection, considerata la più importante raccolta privata dedicata a Rembrandt e ai suoi maestri.
Compratori da tutto il mondo e pezzi di prestigio
La dimensione internazionale della fiera emerge chiaramente dai compratori e dalle opere esposte. La galleria italiana Antonacci Lapiccirella Fine Art ha presentato due dipinti di Gustaf Fjaestad, finiti in una grande collezione europea e in una fondazione canadese. Nel medesimo stand, un prezioso schizzo a olio di J.J. Frey è stato acquistato da un museo degli Stati Uniti. L’attenzione delle istituzioni si concentra anche su “Aurora Boreale” di H. Hertzoff, raro pezzo svedese in trattativa tra due musei americani, e sull’“Autoritratto al cavalletto” di H. Daux, artista parigina molto apprezzata da un museo francese. Le opere messe in commercio, frutto di una selezione rigorosa, passano sotto un controllo attento garantito dalla fiera, che assicura autenticità e provenienza.
Tra i pezzi più esclusivi spicca una caravella in corallo, datata intorno al 1680, realizzata a Palermo da Ippolito Ciotta e proveniente dalla collezione Chiaramonte Bordonaro. Questo oggetto d’arte decorativa ha attirato in passato l’interesse perfino di Winston Churchill. Oggi è esposto da Altomani & Sons, con un prezzo richiesto di 3,5 milioni di euro. Nel vivace scambio tra stand, l’antiquario Andrea Ciaroni segnala una miriade di bollini rossi, segno di numerose vendite concluse, soprattutto con musei americani. Le sue offerte spaziano dalle maioliche rinascimentali ai bronzi, con prezzi fra 100.000 e un milione di euro. Non mancano installazioni video che raccontano scoperte e storie legate alle collezioni, un tocco in più che unisce divulgazione e ricerca.
Dal reperto antico alla pittura: la varietà e i prezzi del mercato
Il TEFAF resta un punto di osservazione unico sul mercato dell’arte, abbracciando oltre settemila anni di storia con una selezione che spazia da reperti antichi a pittura classica, design, arazzi, gioielli e arte contemporanea. I visitatori si confrontano con una fascia di prezzi molto ampia. Alcune opere di rilievo hanno raggiunto cifre importanti: la Stele di Medea, proposta da David Aaron, è stata venduta a un’importante istituzione per 450.000 sterline; il manoscritto miniato padovano Liechtenstein Tacuinum Sanitatis, portato da Dr. Jörn Günther Rare Books, ha toccato un record di 5 milioni di franchi svizzeri. La galleria Gallery 19C ha ceduto “L’homme est en mer” di Virginie Demont-Breton al Van Gogh Museum, con un prezzo stimato tra 500.000 e un milione di euro.
Nel settore italiano, Caretto & Occhinegro ha venduto “The Pentecost” di Jean Cousin I e “The Capture of Christ” di Pieter Coecke van Aelst, con cifre intorno a un quarto di milione di euro. Lo stand di Matteo Salamon ha confermato un crescente interesse per le nature morte di Giacomo Francesco Cipper, detto Il Todeschini, con un pubblico molto reattivo. Bijl-Van Urk Masterpaintings ha piazzato dettagli di “A Banquet Still Life” di Willem Claesz. Heda e “Small Ships in Heavy Weather” di Jan Porcellis, mentre la galleria Stuart Lochhead Sculpture ha venduto a un museo americano per circa 1,8 milioni di sterline il Nero’s Vase, risalente al I secolo d.C. e proveniente dalla Domus Transitoria imperiale.
I grandi nomi e le istituzioni al MECC di Maastricht
Il TEFAF mette in scena anche un confronto tra opere meno note e capolavori della pittura classica e moderna. Lo sa bene Robilant + Voena, che affianca Picasso e Fontana a un fondo oro quattrocentesco di Neri di Bicci, proposto a oltre un milione di euro. Marco Voena definisce la fiera “un museo in vendita”, dove si trovano opere tangibili con prezzi tra 200.000 e 500.000 euro. Situazione simile per Porcini Gallery, che presenta un imponente presepe settecentesco già esposto in collezioni come quella dell’Art Institute of Chicago. Aronson Antiquairs propone ceramiche farmaceutiche storiche della collezione Van Gelder, confermando la cura espositiva che contraddistingue Maastricht.
Lo stand Kugel offre una vera e propria wunderkammer, con album di pietre dure commissionati nel XVII secolo da Monsignor Leone Strozzi e studiati da filosofi come Montesquieu. Non mancano i grandi nomi: Artemisia Gentileschi, che a febbraio ha stabilito un record d’asta con un’opera venduta a 5,69 milioni di dollari, è presente con quattro dipinti sparsi negli stand. Fondantico di Tiziana Sassoli espone la “Santa Maria Maddalena Penitente”, seguita con interesse da un museo americano. Tra le altre proposte ci sono “Gli Argonauti” di Gaetano Gandolfi e un raro dipinto su tavola di Lorenzo Costa, ancora in trattativa. Colnaghi presenta il “Ritratto di Isabella Ruini con dama di compagnia” di Lavinia Fontana, destinato a una collezione privata asiatica.
Arte come rifugio e momento di confronto a TEFAF 2026
Questa edizione, nel mezzo di tensioni politiche ed economiche e di rapide trasformazioni tecnologiche, conferma il ruolo crescente dell’arte come bene rifugio. Alessandra Di Castro, antiquaria presente in fiera, osserva come la solidità e l’originalità degli oggetti, unite alla trasparenza degli operatori, guidino le scelte di collezionisti sempre più preparati e consapevoli. I visitatori dimostrano una conoscenza approfondita dei vari segmenti di un mercato complesso. Il TEFAF si conferma così non solo una fiera, ma un momento di confronto culturale, ricerca e aggiornamento, dove a fare la differenza sono il valore storico e artistico delle opere.
Rispetto ad altre manifestazioni d’arte contemporanea, TEFAF si distingue per la durata più lunga, ideale per chi cerca un’esperienza più riflessiva, lontana dalla fretta del presente. Tra i corridoi del MECC di Maastricht, oltre ai capolavori, si incontrano storie da raccontare e una selezione attenta che conferma ancora una volta il prestigio e la solidità del mercato globale dell’arte nel 2026.
