
L’architettura è memoria e sorpresa, dice Smiljan Radić Clarke, e il suo lavoro lo dimostra. Nato a Santiago del Cile nel 1965, con radici croate e britanniche, Radić ha appena vinto il Pritzker Prize 2026, il riconoscimento più ambito nel mondo dell’architettura. Trent’anni di progetti che non inseguono solo la forma, ma cercano di catturare l’esperienza sensoriale dello spazio, fragile e viva. Il suo segreto? Un equilibrio sottile tra passato e futuro, tra racconto e innovazione, che ha convinto la giuria alla 55ª edizione del premio. Radić non costruisce solo edifici: intreccia storie.
Un’identità multiculturale che plasma l’architettura
Cresciuto tra influenze diverse — i nonni paterni venivano dall’isola croata di Brač, quelli materni dalla Gran Bretagna — Radić ha fatto di questa mescolanza culturale il cuore del suo lavoro. Dopo gli studi alla Pontificia Universidad Católica de Chile, si è spostato a Venezia per approfondire la storia dell’architettura e il suo legame con altre arti, un’esperienza che ha arricchito la sua visione poetica e interdisciplinare.
Nel 1995 ha aperto il suo studio a Santiago, scegliendo di mantenere una dimensione contenuta per conservare libertà creativa e sperimentare senza costrizioni. Qui ha dato vita a progetti che privilegiano materiali e forme con un occhio alla memoria e alla rottura degli schemi tradizionali. La sua architettura evita la grandiosità fine a sé stessa, puntando invece a una fragilità che invita a riflettere sul tempo e sullo spazio.
Architettura tra emozione e memoria: il valore di Radić
La giuria del Pritzker ha evidenziato come la ricerca di Radić si muova tra incertezza e radici culturali, con opere che sembrano sempre sospese tra incompletezza e protezione. La loro apparente fragilità non è debolezza, ma piuttosto una capacità delicata di dialogare con l’ambiente e chi le vive. I suoi spazi trasmettono un’emozione nuova, spingendo chi li attraversa a rallentare e a cogliere dettagli nascosti.
Tra le sue opere più rappresentative spiccano il Restaurant Mestizo a Santiago, dove la struttura si fa specchio delle tradizioni locali, e la Pite House di Papudo, che mescola materiali naturali e luce per creare un’atmosfera intima ma aperta. Il Teatro Regional del Biobío a Concepción è un esempio di come i suoi edifici pubblici sappiano coniugare monumento e umanità. La House for the Poem of the Right Angle, del 2013, è invece una sorta di laboratorio meditativo dove lo spazio invita alla riflessione.
Il Serpentine Pavilion 2014: un salto sulla scena mondiale
Il Serpentine Pavilion di Londra, realizzato nel 2014, è stata una tappa cruciale per la carriera internazionale di Radić. La struttura temporanea si presentava come un involucro leggero in fibra di vetro, adagiato su grandi massi di pietra, un rifugio che non spezzava il legame con la natura intorno.
Il progetto ha attirato l’attenzione per la sua capacità di unire innovazione tecnica e poesia, trasformando la fragilità in un linguaggio architettonico concreto. Chi visitava l’installazione si trovava immerso in uno spazio dove i confini tra dentro e fuori svanivano, stimolando una percezione più profonda e partecipata.
Internazionalità e sperimentazione: la Fundación de Arquitectura Frágil
Nel corso degli anni Radić ha lavorato in diversi paesi europei e non solo, spaziando da abitazioni private a edifici pubblici e installazioni temporanee. La sua versatilità gli ha aperto porte in luoghi come Albania, Austria, Croazia, Svizzera, senza dimenticare Italia, Francia e Regno Unito.
Nel 2017 ha fondato a Santiago la Fundación de Arquitectura Frágil, un laboratorio di sperimentazione che mette in dialogo diverse discipline. Qui si indagano nuovi modi di abitare e costruire, sempre bilanciando radici culturali e innovazione nei materiali. Alejandro Aravena, presidente della giuria e vincitore del Pritzker 2016, ha definito il metodo di Radić come radicale e originale, capace di scavare nelle fondamenta dell’architettura pur esplorando territori inesplorati.
La cerimonia per la consegna del Pritzker Prize 2026 si terrà in un luogo simbolico scelto dalla fondazione, seguendo la tradizione. Il premio a Smiljan Radić Clarke conferma l’attenzione mondiale verso chi sa mettere in campo un’architettura che unisce profondità storica, sensibilità materiale e forza d’innovazione.
